Thailandia: La marcia rossa Stampa
Scritto da Ermanno Visintainer   
Venerdì 19 Marzo 2010 08:05

In Thailandia la situazione d’impasse politica dovuta alla protesta da parte delle “camicie rosse” del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura (UDD) nei confronti del Partito Democratico filo-monarchico, guidato dall’attuale Premier, Abhisit Vejjajiva, continua a protrarsi verso un’escalation che, per il momento, non lascia intravvedere spiragli di apertura


Questo movimento sostiene il ritorno dell’ex Primo Ministro Thaksin Shinawatra, imprenditore e leader del Partito Populista Thai Rak Thai (I Thailandesi amano i Thailandesi), rovesciato da un colpo di stato nel 2006 ed in esilio all’estero per sfuggire ad una condanna per corruzione e conflitto d’interesse per cui la Suprema Corte gli ha già confiscato 1,4 miliardi di dollari.
I suoi sostenitori, generalmente appartenenti ai ceti meno abbienti della popolazione, richiedono lo scioglimento dell’esecutivo e nuove elezioni che però il Primo Ministro in carica, Abhisit Vejjajiva, ha respinto in modo deciso.
Ripetutamente il centro della capitale Bangkok, le strutture governative e una base militare dove si era riunito il governo, sono state prese d’assalto da parte del magma dei sostenitori in divisa rossa. La marcia si è concentrata attorno a Ratchadamnoen Avenue , il viale in stile futurista italiano voluto dal Re Rama V (1853-1910) che fa da cornice al Monumento alla Democrazia ideato da Corrado Feroci , artefice dell’arte moderna thailandese.
Domenica l’esercito ha mobilitato almeno 50.000 soldati, da altre province del Paese, pronti a marciare sulla capitale in caso di deterioramento repentino della situazione politica.
Malgrado l’apparente tranquillità generale, non mancano disagi di vario genere, soprattutto a Bangkok che durante queste manifestazioni rimane paralizzata.
L’ultima originale trovata da parte dei manifestanti è stata quella di imbrattare l’ingresso del Palazzo del Governo con del sangue ottenuto attraverso una massiccia campagna di donazione fra i contestatori. Una sorta di “offerta sacrificale”.
“Siamo pronti a sacrificare il nostro sangue e le nostre vite per riportare la democrazia e destituire la burocrazia elitaria. Così se il Premier Abhist Vejjajiva vi vorrà entrare dovrà calpestarlo” , ha dichiarato il portavoce dei contestatori Natthawuk Saikua. Il gesto è stato ampliamente criticato dal Governo che ha fatto intervenire delle squadre per la disinfezione.
Il Primo Ministro da parte sua, sostenuto da altri leader di varie forze politiche, ha replicato dicendo che: “Le elezioni devono essere tenute nell’ottemperanza alla legge ed in un clima di serenità. Dobbiamo sentire la voce di tutti non solo quella dei manifestanti”. Per quanto ci sia l’intenzionalità di escludere il ricorso alla violenza, la tensione è sempre più tangibile e si paventa un imminente dichiarazione dello stato di emergenza con conseguenti provvedimenti.
Nel frattempo l’Ambasciata Thailandese in Ungheria sta monitorando i movimenti di Thaksin attualmente esule in Montenegro.


 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Aprile 2010 13:26