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"La via della riconciliazione fra turchi e armeni" PDF Stampa E-mail
Scritto da Ermanno Visintainer   
Martedì 05 Maggio 2009 14:57

Şahin Alpay, opinionista del quotidiano turco Zaman online, in data giovedì 30 aprile 2009, pubblica quest’articolo inerente alla questione armena e alla prospettiva turca verso una possibile riconciliazione, cui integra alcune annotazioni dell’ex ambasciatore turco in Armenia Volkan Vural, artefice di un avvicinamento fra Ankara e Yerevan, il quale definisce un’ “Immane Tragedia” gli eventi del 1915.


Un passo importante compiuto verso la normalizzazione delle relazioni turco-armene è costituito dalla “Road Map” diplomatica concordata fra Ankara e Yerevan. Tuttavia, dal punto di vista dell’avanzamento del processo di normalizzazione, nuove trattative richiedono degli sviluppi sia da parte della Turchia che da parte dell’Armenia.

Da parte armena il primo passo in direzione di questa normalizzazione, che sarà compiuto a prescindere dal previo riconoscimento del “genocidio”, riguarda un ampliamento degli sforzi verso la soluzione della questione del Nagorno-Karabakh.

Fin qui tutto bene, ma nel tempo a venire quali sono i passi da compiere da parte turca?

A tale riguardo va precisato che risulta piuttosto gravoso sviscerare e dibattere liberamente le modalità della questione ottomana nei confronti degli armeni. Diciamo che una comprensione esaustiva della verità è forse possibile solo in questa maniera.

Essenziali a questo proposito sono i dati riportati da Murat Bardakçı1, giornalista esperto di storia ottomana, forniti dall’archivio di Talat Pascià, che fu l’ideatore e l’artefice della deportazione.

Secondo i registri di Talat Pascià ("Talat Paşa'nın Evrak-ı Metrukesi", Everest, Aralık 2008, ovvero i Documenti Rilasciati da Talat Pascià), il numero complessivo degli armeni che vivevano all’interno dello stato ottomano era di 1.256.403. Dopo la deportazione questa cifra scese a 284.157.

Quindi una parte di queste 972.246 persone furono trucidate e persero la propria vita a causa di inedia e di epidemie, mentre un’altra parte fuggì rifugiandosi in altri paesi. Si può certo discutere se durante la deportazione, attraverso azioni vessatorie, sia stata perpetrata o meno un’eliminazione di tutti gli armeni. Tuttavia rimane innegabile il fatto che le conseguenze delle responsabilità attribuibili a nazionalisti e separatisti armeni penalizzarono tutta la collettività armena trascinandola in quest’immane tragedia umana.

Ma chi sono responsabili di questa tragedia? Non di certo i turchi oppure i musulmani. Molti di essi offrirono addirittura protezione gli armeni deportati. E nemmeno la Turchia Repubblicana può esserne considerata rea, bensì i despoti del partito “İttihat ve Terakki” (Unione e Progresso) che assunse le redini del potere durante l’ultima fase di vita dell’Impero Ottomano.

I criminali nella fattispecie furono i tre pascià avventurieri, Enver, Talat e Cemal che, saliti al potere nel 1913 con un colpo di stato, formarono un triumvirato. Oltretutto la responsabilità non è attribuibile a tutti i membri di questo governo. È noto che molti funzionari ottomani si opposero alla deportazione.

Del resto come evidenziato dal giornalista Ali Bulaç, “la Turchia non accetterà mai un’accusa di genocidio. È inutile opprimere la Turchia invocando l’intervento di forze internazionali. Oggi la stragrande maggioranza dei turchi è disposta ad accettare gli eventi del 1915 come un’immane catastrofe”.

Pertanto sia i turchi che gli armeni potrebbero ricordare questa tragedia come la “Grande Catastrofe” ("Meds Yeghern / Büyük Felaket"), trovando una via comune per condividere entrambi i punti di vista. Quello degli armeni che a quel tempo vivevano in Anatolia, vittime dell’immane tragedia, così come quello dei turchi e dei musulmani.

L’ex ambasciatore in Armenia fra il 1991 e il 93, Volkan Vural, uno dei più valenti funzionari degli Affari Esteri Turchi, è stato l’artefice della sensibilizzazione di Ankara verso una riconciliazione fra turchi ed armeni.

Vural in un’intervista intervista rilasciata al giornalista Neşe Düzel ha concisamente dichiarato quanto segue: “La soluzione della questione armena non è di competenza degli storici bensì dei politici. Non condivido il misconoscimento della verità… se ne avessi l’autorità, concederei a tutti gli armeni coinvolti nella deportazione così come altre minoranze che lo desiderassero la cittadinanza della Repubblica di Turchia…poter creare un fondo. Restituire in maniera esaustiva a loro i propri beni che potrebbe essere difficile…quantomeno un’indennità simbolica si potrebbe offrire. Poiché di fronte ad un dolore così grande non siamo insensibili…questo sarebbe un comportamento indicativo. Per quanto mi riguarda porgo le mie scuse…e non mi riferisco solo agli armeni. Ma anche ai fatti del 6-7 settembre che hanno visto coinvolti i cittadini turco-greci. Questi sono avvenimenti che noi non approviamo e che sono indegni per la Turchia.

Guardiamo con simpatia a quanti provengono da tali esperienze che consideriamo alla stregua di nostri fratelli”.

Titolo originale: ŞAHİN ALPAY
Türk-Ermeni barışması için
http://www.zaman.com.tr/yazar.do?yazino=843103&title=turkermeni-barismasi-icin
Traduzione: Ermanno Visintainer

 

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Novembre 2009 13:34
 

Il Grigiocrate

Notizie flash

Pubblicato dall'ORSAM - Centro di studi strategici per il Medio Oriente
Autori: Daniele Lazzeri & Ermanno Visintainer
Link:
http://www.orsam.org.tr/en/showArticle.aspx?ID=766 (en)
http://www.orsam.org.tr/tr/yazigoster.aspx?ID=2561 (tur)

Since some weeks the international public opinion and the media are questioning themselves about the soft attitude held by the world powers towards the firm response of the government of Bashar al-Assad against the internal Syrian rebellions.

In order to understand the uniqueness of the situation in Syria it’s sufficient to rely on the geography. Just by observing a political map of the Middle East, in fact, we can see as a country bordering to the north by Turkey, to the west by Lebanon and Israel, Jordan to the south and east by Iraq, would represent an area of extreme sensitivity for the Middle East’s balances. And this, without mentioning the fact that the opposite island situated in the Mediterranean Sea is called Cyprus, which in 2012, will assume the Presidency of the Council of the European Union. Anyway a still divided Cyprus, about which the Turkish Foreign Minister, Ahmet Davutoglu, has already announced that in the absence of an agreement on the reunification of the island, Ankara could not acknowledge the role of President of the EU.

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