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“L'asse di Lula" e "L'asse di Hugo" PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 28 Marzo 2009 14:44

Washington - Lo stesso fine settimana in cui il presidente venezuelano, Hugo Chavez, celebrava la vittoria di Mauricio Funes nelle elezioni presidenziali in Salvador, il suo pari brasiliano, Luiz Ignacio Lula da Silva, si riuniva con Barack Obama a Washington.

Sono entrambi chiari segnali della tendenza politica dell’America Latina dei prossimi anni.


Con l’elezione di Funes , il candidato della vecchia guerriglia del Fronte Farabundo Martì per la Liberación Nacional (FMLN), terminarono in maniera pacifica e democratica due decenni di governo del partito Arena (Alianza Republicana Nacionalista).Il trionfo segna la transizione da un governo di destra, stretto alleato degli Statu Uniti, a un governo di sinistra i cui più importante leaders si opposero sempre a Washington.

Simultáneamente, l’incontro tra Lula e Obama segna la fine di un lungo periodo di distacco tra Stati Uniti e America Latina e apre nuove possibilità di riallacciare i legami tra Washington e la regione. Secondo Chavez, l’elezione di Funes cosolida la tendenza politica di questo primo decennio del XXI secolo, con riferimento all’ascensione della sinistra al potere in diversi stati della regione.Questo significa che la vittoria del FMLN aggiungerà un altro paese all’”asse di Hugo”?

Oltre a Venezuela e Cuba, il núcleo duro di questo asse è composto dalla Bolivia, l’Equador, Nicaragua, Paraguay e Honduras, anche se i loro governi hanno un’opposizione interna che impedisce loro un’integrazione piú profonda.

Mentre i Paesi dell”asse di Hugo” costruiscono la loro alleanza anti-yankee e applicano quello che il presidente venezuelano denomina il socialismo del XXI secolo, il governo brasiliano sta sviluppando con grande successo un progetto geopolitico molto diverso:costruire un’alleanza che dia al Brasile voce in capitolo nelle grande decisioni riguardanti l’umanità.

Il Brasile è diventato attore protagonista nelle principali negoziazioni dei giorni d’oggi, per quanto concerne le regole che reggono il commercio internazionale, l’energia, l’ecologia, la riorganizzazione del sistema finanziario internazionale, la ricerca di una formula per riattivare l’economia mondiale e la lotta contro la povertà.

Così, mentre Hugo Chavez rivolge i suoi sforzi ad influire su Paesi come Bolivia, Nicaragua o Paraguay, Lula allaccia rapporti e partecipa a fori mondiali con India, Sudafrica e l’Unione Europea.

IL governo brasiliano non condivide la strategia dell’”asse di Hugo” però mantiene buoni rapporti con i governi che ne fanno parte. Allo stesso tempo loda Chavez, moderando la sua propensione al conflitto, appoggiando i suoi progetti (il gasdotto transcontinentale, la banca del Sud, la fusione di imprese petrolifere, l’entrata del Venezuela nel MERCOSUR) al tempo stesso sabota e si garantisce che nessuna iniziativa del venezuelano possa trasformarsi in realtà.

Questa coesistenza pacifica tra l’”asse di Hugo” e l’”asse di Lula” potrà essere disturbata dalla crescente vicinanza tra Lula e Obama. Molto presto Paesi come il Salvador si troveranno a dover scegliere.

Vorranno appartenere ad una alleanza la cui influenza dipende dal caro petrolio e che in Venezuela c’è un governo disposto a regalarlo?

O preferiranno essere alleati di un gigante continentale che mantiene buni rapporti con gli Statu Uniti e che ha un gran peso nel foro mondiale dove si prendono decisioni che li riguardano direttamente?

Il nuovo presidente del Salvador è già ad un bivio.

Il suo partito, un partito più a sinistra di lui farà pressione perchè elegga l’”asse di Hugo”: nonostante la caduta delle entrate del petrolio, Chavez continua ad avere denaro a sufficienza per influire sulla politica interna del Salvador e non ci sono dubbi che lo farà. Funes lo sa meglio di tutti, la cosa più difficile sarà trarne i benefici senza però trasformarsi in un altro paese satellite di Hugo.

Per questa giocata sa che potrà contare con l’”asse di Lula”, forse per questo appena eletto presidente ha deciso di recarsi in Brasile.

“Per me il presidente Lula e il suo governo costituiscono un esempio di esercizio democratico di un governo di sinistra che può mandare segnali di fiducia agli investitori stranieri. Staremo a vedere cosa dirà quando visiterà Hugo.

 

 

Originale
Fonte: Moisés Naim Per la Nacion (23 marzo)

Ultimo aggiornamento Martedì 13 Ottobre 2009 06:46
 

Il Grigiocrate

Notizie flash

Autore: Pietrangelo Buttafuoco
Fonte: Il Foglio, venerdì 28 ottobre 2011

Tutto un diremo, faremo, vedremo è questa Europa cui ancora manca un citofono dove andare a suonare per farsi ricevere. Tanto è vero che non esiste come Stato e se tale dovrebbe essere non si capisce come possa farsi patria, nazione (e sangue e suolo), solo sommando tanti Stati nazionali - battenti bandiere proprie - e non già i popoli.

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