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Sì, la Turchia uscirà rafforzata dalla crisi PDF Stampa E-mail
Scritto da Ermanno Visintainer   
Martedì 17 Marzo 2009 14:41

Sami Uslu, opinionista del quotidiano turco, Zaman, analizza le conseguenze della crisi economica negli Stati Uniti ed in Europa e parafrasando le parole del politologo americano George Friedman, delinea per la Turchia un nuovo ruolo sullo scenario internazionale che fa leva sulle proprie debolezze.


George Friedman, noto esperto americano di relazioni internazionali, in una riunione tenutasi per programmare la creazione di posti di lavoro, ha affermato che gli sviluppi della situazione globale spingono la Turchia verso un rafforzamento della sua posizione. Secondo il consulente, il nostro paese possiede i parametri per accedere ad una categoria superiore, sia in termini di potenza militare che economica.

Da una disamina su scala mondiale riguardo alla posizione delle nazioni, un particolare che non dobbiamo dimenticare è quello secondo cui concetti come sviluppo, regressione, super potenza, potenza regionale, etc., sono completamente relativi. Quantomeno tali affermazioni hanno potuto ridimensionare tentativi di screditare la stampa turca e valutazioni sulla crisi in generale, oppure slogan del premier Erdoğan del tipo: “la crisi ci toccherà di striscio” o comunque di non uscita da questa sorta di circolo vizioso.

Friedman al contrario, da profondo conoscitore di questioni inerenti alla relatività, pone sul tappeto la sua convinzione più certa che la Turchia con le proprie forze uscirà consolidata dalla crisi.

E dal momento che anche noi, fin dall’inizio, insistevamo sul medesimo punto di vista, a maggior ragione ora ci sforzeremo di dimostrarlo.

Il progetto più ambizioso per la Turchia è costituito dal pieno partenariato con l’Unione Europea, mentre il suo maggior handicap è quello di non esserci ancora riuscita. Ciò nonostante la crisi globale, ha dimostrato quanto questa organizzazione (ovvero l’U.E.) si trovi ancora ben lontana dall’essere unita. Peraltro le nazioni europee accolte di recente hanno iniziato ad esprimere il loro rammarico per lo sforzo estremo che hanno dimostrato onde accedere a tale membership rispetto alle concessioni elargite.

Da parte nostra, non siamo ancora convinti circa l’importanza ed i vantaggi che l’Unione Europea apporterebbe al nostro paese. Certo è che l’Unione Europea non si comporterà nei confronti della Turchia nella maniera capricciosa dimostrata in passato. Tutti hanno potuto constatare la recente determinazione del nostro governo, rispetto ai propri interessi nazionali, nelle trattative per gli accordi di partenariato anche contro l’esasperazione dei requisiti richiesti dall’Unione Europea.

Se il governo non avesse posto resistenza a tali requisiti ingiustificati da parte dell’Unione Europea, accettando condizioni fuori luogo, ora ce ne rammaricheremmo. Ma ora, con tutta tranquillità, possiamo affermare che rispetto a prima della crisi, nella questione dei negoziati con l’Unione Europea la Turchia si è molto rafforzata.

D’ora innanzi non sarà più necessario che ci rammarichiamo perché le imprese turche non si trovano sulla lista delle maggiori società internazionali. Il fatto che non siamo titolari di questo tipo di società per noi non è uno svantaggio anzi è un guadagno. Difatti le società verso cui da sempre come nazione guardiamo con un pizzico d’invidia e spirito emulativo sono proprio quelle che falliscono ininterrottamente.

Ad esempio le mitiche GE (General Electric), GM (General Motors) e Ford, non riuscendo a pagare i loro debiti intendono commutare le loro quote con delle obbligazioni. Dall’imminente fallimento di questi tre colossi, gli investitori ora nel panico fanno il conto di come si potrà ripartire con il minimo danno. La British Petroleum ha promesso che per soddisfare l’opinione pubblica cambierà il dirigente designato all’amministrazione così come i membri. Quanto a noi, non possedendo automobili proprie, siamo dispiaciuti di dire che costruiamo accessori per gli altri.

Oggi i principali investitori dell’industria automobilistica europea si trovano nell’attesa di un imminente disastro fallimentare. Da noi non ci sono manager di spicco e di prestigio come negli Stati Uniti ed in Europa e consideriamo ciò come una delle motivazioni della nostra arretratezza nei loro confronti, ma ora proprio gli stessi amministratori occidentali che abbiamo emulato si trovano in un tale stato di prostrazione. Gli Stati Uniti e l’Inghilterra hanno posto un limite istituzionale agli emolumenti ed ai premi che retribuiranno ai manager, mentre innumerevoli dirigenti di società internazionali, sono stati citati in giudizio da parte di giudici.

E nonostante che negli Stati Uniti ed in Europa, in aggiunta al fallimento sistematico degli istituti di credito su scala internazionale, non sia rimasta un’unica banca che non sia stata scossa seriamente, possiamo affermare tranquillamente che in Turchia non se ne sentiranno gli effetti.

La Svizzera è un paese che aprendo conti bancari anonimi, ha visto accrescere senza troppi autosacrifici la sua economia senza esigere risorse dai più facoltosi. Soltanto che a causa di operazioni bancarie offshore febbrilmente suggerite da molti economisti la Turchia ha voltato le spalle ad una tale possibilità. D’altra parte le banche svizzere che non mantengono la propria fermezza nei confronti delle autorità giudiziarie degli Stati Uniti, condividono ormai con le autorità garanti della sicurezza ogni informazione relativa ai propri clienti.

Anche riguardo ai deficit di bilancio non è necessario addentrarsi in dettagli troppo complessi. Sia gli Stati Uniti che i grandi paesi europei per i prossimi anni si trovano in condizioni archiviate di budget bilanciato. Ogni paese, per ridurre gli effetti della crisi globale inonda di denaro il mercato e anestetizza il deficit pubblico.

Gli economisti occidentali sostengono che oramai l’epoca attuale è l’epoca dell’agricoltura. Ebbene da questo punto di vista la Turchia, con i suoi vasti e fertili terreni e il suo impareggiabile manto vegetativo, si trova indiscutibilmente in una condizione di grande vantaggio.

Sì la Turchia uscirà rafforzata dalla crisi. Quanti affermano il contrario espongano le proprie argomentazioni.

Originale a cura di Sami Uslu, Zaman, 06 marzo 2009 (titolo orig. “Evet, Türkiye krizden güçlü çıkacak”)
http://www.zaman.com.tr/yazar.do?yazino=822159&title=evet-turkiye-krizden-guclu-cikacak
Traduzione: Ermanno Visintainer

 

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Novembre 2009 13:35
 

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