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Il film storico su Genghis Khan ha debuttato a febbraio in Mongolia, a marzo sarà in Buriazia PDF Stampa E-mail
Scritto da Ermanno Visintainer   
Domenica 15 Marzo 2009 14:32

L’Agenzia stampa della Repubblica di Tuva, Tuva-online, riporta la notizia dell’anteprima nelle sale cinematografiche mongole e buriate del film di Andrej Sakhavič Borisov sul grande monarca di produzione yakuta.


Il film artistico di produzione yakuta, "Тайна Чингисхана" (Il Segreto di Genghis Khan) recentemente proiettato a Ulaan Baatar, capitale della Mongolia, il 19 febbraio, uscirà in Russia il 12 marzo 2009.
Presso ciascun cinematografo della capitale buriata, Ulan Ude, in base al numero dei biglietti d'ingresso alle sale dove sarà presentata l’anteprima del film, verrà anche sorteggiato un vero diamante yakuto.
- In questo modo intendiamo esprimere il concetto secondo cui la nostra terra non è ricca soltanto di diamanti, ma anche di tradizioni e di cultura - ha commentato il produttore della pellicola, il direttore generale della compagnia “Urgel V”, Vladimir Ivanov.

A Mosca, il giorno della presentazione del film, verso l'inizio di dicembre, Vladimir Ivanov ha consegnato ai primi cinque rappresentanti di cinema provenienti da Ulan-Ude, San Pietroburgo, Novosibirsk, Irkutsk e Čita dei diamanti affinché li distribuissero agli spettatori-vincitori delle loro rispettive sale cinematografiche.
Andrej Borisov, produttore e direttore artistico del Teatro Nazionale Accademico Yakuto P.A. Oyunskovo e ministro della cultura della Repubblica di Sakha -Yakuzia, ha tratto l’ispirazione del film dal romanzo di Nikolaj Luginov, scrittore popolare dell’omonima Repubblica. Il ruolo di Genghis Khan adulto è interpretato dall'artista della Repubblica di Tuva, Edward Ondar.

- Il genere del film verte su poemi epici medioevali ispirati ad eventi storici, dice Čingiz Badmaev, direttore del montaggio.
“Questa è la storia di un uomo, il cui nome è conosciuto in tutto il mondo , - recita l’annuncio del film -. Del guerriero, che ha brandito le armi per garantire la pace alla propria famiglia, al proprio popolo, al proprio paese. Del sommo Sovrano, che ha riunito varie tribù e genti differenti sotto lo stesso vessillo di un impero unificato e sotto un’unica legge. Del signore, il cui l'impero si è esteso dal Mar Giallo fino al Mediterraneo”.
Gli artefici del “Segreto” all’interno del film hanno manovrato diverse centinaia di artisti, rappresentanti tipici dei popoli, che un tempo avevano costituito l'impero di Genghis Khan. Per girare il film complessivamente sono state utilizzate circa 500 comparse. Per esempio, nelle riprese di scene di battaglia hanno partecipato 50 cascatori mongoli, i quali hanno effettuato acrobazie assai difficoltose sui propri cavalli. Mentre 300 soldati dell'esercito mongolo regolare si sono vestiti con riproduzione fedeli delle armature militari del tempo, per rappresentare la cavalleria di Genghis Khan. Le riprese sono state realizzate in Yakuzia, Mongolia, Buriazia e Tuva. Inoltre, così come il popolo, descritto nel film, è migrato da un posto ad un altro, così anche il set si è trasferito alla ricerca di nuovi posti e di nuove suggestioni.

Pubblicato su Tuva-online, lunedì 09 marzo 2009
(titolo orig. Киноисторию Чингисхана в февралe представят в Монголии, в марте - в Бурятии)
Traduzione: Ermanno Visintainer

 

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Novembre 2009 13:35
 

Il Grigiocrate

Notizie flash

Autore: Pietrangelo Buttafuoco
Fonte: Panorama

Quello del colonnello Gheddafi è un omicidio, bisogna avere il coraggio di chiamarlo con il suo nome. E non siamo all’altezza di questo nemico perché ci manca il coraggio di dichiararci assassini.

Non lo siamo stati quando abbiamo lasciato impiccare Saddam Hussein. Ancora qualche minuto prima gli americani ci facevano bisboccia col satrapo irakeno, lo tenevano al guinzaglio come cane da guardia contro la Repubblica islamica d’Iran ma quando hanno deciso di metterlo a morte lo hanno buttato nel cesso del male assoluto senza tenere conto del contrappasso: Saddam, infatti, gli si è rivelato in dignità e onore davanti al cappio e non siamo stati degni di quell’amico diventato per puro interesse un nemico, perché siamo rimasti a guardarcelo appeso, lasciandogli appesa, sul bavero del suo cappotto, tutta la nostra vergogna. Non uno schianto, non una lagna. Messo a morte senza concedere un lamento, così Saddam.

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