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Il massaggio thailandese del piede / Cristina Radivo PDF Stampa E-mail
Scritto da Ermanno Visintainer   
Venerdì 27 Settembre 2013 14:48

Il massaggio thailandese del piede / Cristina Radivo
Xenia Edizioni
Recensione a cura di Ermanno Visintainer

Un libro, questo di Cristina Radivo, di cui si sentiva la mancanza nel panorama editoriale italiano; pubblicato da Xenia Edizioni nel 2010.
Un volume diverso, innovativo che rappresenta una sorta di spartiacque, un fulmine a ciel sereno in quegli orizzonti intrisi di mediocrità che dominavano la letteratura inerente al massaggio orientale degli ultimi decenni.
A tal riguardo in Italia c’eravamo abituati a ingurgitare di tutto e di più.
L’era trascorsa, dogmatica, apparentemente intramontabile, iniziata negli anni ‘80 e ancora inossidabile come lo è quell’ideologia più volte rifondata il cui emblema è una falce che non fa pensare al grano, identificava nello Shiatsu il massaggio orientale per antonomasia.
E non è un caso che molti profeti dell’epoca fossero dei postsessantottini riciclatisi nel settore.
Spesso ho definito lo Shiatsu, polpettone New Age e, analogamente a Battiato il quale, al tempo, aborriva la New Wave italiana salvo poi correggersi dall’averlo proferito, io – al suo contrario – persevero in questa definizione.


Il guaio è che nel frattempo l’affabulazione editoriale avvicendatasi su Shiatsu e medicina orientale ha generato non pochi fraintendimenti e incrostazioni nelle menti degli entusiasti della prima ora che, similmente a Paolo di Tarso, sono rimasti folgorati sulla via di Damasco.
Gli emuli del testo “Zen Shiatsu” di Shizuto Matsunaga (1979), una sorta di bibbia, similmente alla questione del nucleare, sono proliferati tanto da addivenire alle esternazioni più farneticanti reperibili online: dagli estemporanei accostamenti dello Shiatsu con la fisica quantistica sulla falsariga de “Il Tao della fisica” di Fritjof Capra da una parte, fino al materialismo storico, evoluzionista e femminista, dall’altra.
Non mancano, infatti, le assertrici d’improbabili equazioni fra Shiatsu e matriarcato in funzione anti-patriarcale, obliando il fatto – da me spesso evidenziato – che la pressione soprattutto perpendicolare, che piaccia o no, costituisce inequivocabilmente un simbolismo penetrativo [1] , pertanto maschile. Oppure in un’ottica maoista, cui peraltro s’ispira la stessa MTC moderna, assertrici di parallelismi fra taoismo e collettivismo comunista.

 

Ora, quelli che son stati adolescenti insieme a me e di anni ne hanno almeno cinquantatré, di certo ricorderanno che nell’ottanta o giù di lì, bastava appiccicare a una parete uno straccio di foglietto, unto e bisunto, che pubblicizzasse qualche corso di Shiatsu per attirare masse di interessati, disposti a qualsiasi sacrificio, come mosche sul miele.

Oggi che i tempi sono cambiati, Mister Tamburino soffre di Alzheimer e la maglia ce la siamo rimessa perché soffiano i venti gelidi della crisi; non basta più volantinare per rimpinguarsi le tasche in nero o pubblicare una dispensa, un catalogo fotografico qualsivoglia sul tema.
I tempi sono divenuti selettivi e impietosi.
E non è tutto oro quel che luccica nemmeno per quanto riguarda il Massaggio Thailandese.
Un massaggio che almeno possiede una storia ufficiale, solo parzialmente leggendaria e riconducibile all’espansionismo della religione buddhista nel Sudest asiatico.
Una tecnica relativamente giovane qui in Occidente, che, benché marketizzata non ha subito le summenzionate evoluzioni dello Shiatsu con gli annessi voli pindarici.
Sebbene mele marcie o sbavature non ne manchino nemmeno qui: dai sedicenti “maestri naïf” thailandesi – non troppo dissimili da quelli giapponesi, non esclusi quelli di arti marziali – in vetrina, solo per il fatto di essere nati nella patria della disciplina in questione.
Dagli ormai esteticamente superati testi trascritti dall’inglese che hanno ne fatto la storia, in cui gli invasori birmani che, nel 1767, distrussero l’antica capitale del Siam, Ayuttaya, in traduzione si trasformano in improbabili “burmensi”.
Agli innumerevoli ed anonimi libri scopiazzati e piratati, fino a quelli dei recenti e rampanti businessmen del settore, cui dico “chapeau” per la loro lungimirante capacità imprenditoriale in loco altresì rivolta verso Est, ma solo per quella.
Formalmente ineccepibili, ma niente di più che asettici collage di fotogrammi sulla sequenza pressoché scevri di riflessioni storiche o filosofiche sull’argomento.
Ebbene sulla scorta di tutto questo, di recente, Cristina Radivo ha realizzato qualcosa di diverso.
Praticante pluridecennale e teacher della Scuola che è stata antesignana del Massaggio Tradizionale Thailandese in Occidente, la Sunshine Network Asokananda [2], alias Harald Brust, scomparso nel 2005.
Nonostante le fosse stata scippata, per inflazione di scritti, l’opportunità di pubblicare una propria monografia dedicata al Massaggio Thailandese, tesaurizzando esperienze e approfondimenti, attraverso un libro sul Massaggio del Piede, è riuscita a rettificare alcune lacune o deformazioni presenti negli altri testi.

Sta di fatto che, da questo punto di vista, il libro di Cristina Radivo ha la caratteristica di essere sia un vademecum propedeutico alla pratica che una fonte di informazioni e considerazioni ad essa allegate.
Infatti, si fregia di un’introduzione di ben 66 pagine su 251, concernente la storia generale del massaggio che procedendo dalla sua etimologia araba, attraverso un excursus, include tutte le civiltà tradizionali, fino alla modernità.
Il capitolo sulla Medicina Tradizionale Thailandese poi è una vera chicca.
Dettagliatamente esaustivo di teorie sugli elementi, così come di quelle sui dotti metasomatici di risonanza energetica o linee energetiche, è inclusivo di raffronti comparativi esotici pressoché inediti come quello del concetto di energia (qi, ki, prana, lom praan) nella lingua mongola: khii, khiimor’.

Quindi, ci introduce nella pratica del Massaggio del Piede che costituisce la parte centrale del volume.
Copiosa, esaustiva, stilisticamente ed esteticamente irreprensibile.
Ricca di foto accurate e immagini esplicative.
Termina con un’appendice storica ed etno-religiosa sul Paese asiatico di ben 25 pagine, anch’essa preziosa ed originale che, fra le altre cose, erudisce il lettore circa il motivo per cui sia corretto scrivere Thailandia al posto di Tailandia.
Insomma un compendio esclusivo, scrupoloso che, senza essere ostico alla lettura, è inedito per forma e contenuto.
Un libro che non può mancare sullo scaffale dell’operatore di Massaggio Thailandese ma, in senso più lato, nemmeno nella bibliografia del ricercatore “orientalista” di formazione, capace di affrontare queste tematiche con mente aperta e senza dogmatismi.

[1] Da me, in altri scritti, sarcasticamente definito itifallico. L’accostamento della pressione perpendicolare con l’idea di abbraccio materno è alquanto insostenibile, è un ossimoro, a meno che non la si intenda nella prospettiva di chi è passivo, ovvero di chi riceve. Ma qui evidentemente viene meno il senso di apprendere una tecnica.

[2]
http://www.thaiyogamassage.infothai.com/

 

Il Grigiocrate

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