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TrentoBlog.it - 31 ottobre 2012 / La Pienezza del Vuoto PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 31 Ottobre 2012 19:29

Fonte: http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/?p=8266
Autrice: Mirna Moretti

Ho ripreso in mano La passeggiata dopo aver ascoltato Francesco Roat, critico letterario trentino, parlare del suo nuovo saggio “La pienezza del vuoto” “Tracce mistiche nei testi di Robert Walser.”

In Biblioteca molti erano presenti perchè conoscevano Roat, pochi perchè avevavo letto Walser. Infatti lo scrittore svizzero, sebbene da subito ammirato da Kafka, Musil, Canetti, Hesse, non ebbe in vita una gran fortuna editoriale.

Eppure i suoi personaggi sono straordinariamenti moderni perchè si inseriscono nella nostra crisi universale. I suoi personaggi non possono aggrapparsi che al nulla e diventare erranti dell’esistenza. Il Wanderer dei suoi scritti è se stesso : un nomade, un apolide in fuga e senza meta.

Ma c’è l’accettazione del suo vuoto con una pienezza d’amore verso ciò che osserva.

Nel suo esaustivo saggio Francesco Roat ci parla della vita di questo autore citando subito ciò che Magris ebbe a scrivere “Walser appartiene a quella generazione di scrittori nella quale si compie, con risultati di altissima poesia, la fondamentale rivoluzione della letteratura moderna ossia la disarticolazione della totalità e del grande stile classico”

La passeggiata del 1919 è il suo breve testo più perfetto. Si inizia a leggere e non ci si ferma , è come se Walser ti prendesse per mano e ti portasse lievemente nel centro dell’esistenza. Passeggiata metaforica e della vita umana e del suo personale modo.


Una bella mattina in un quieto villaggio svizzero il protagonista esce lasciando il suo scrittoio “o stanza degli spiriti”. E da subito incontra personaggi particolari, simboli dell’intera esistenza, dalla donna-strega Aebi al gigante Tomzach, simbolo dell’angoscia esistenziale “Moriva ogni momento eppure non riusciva a morire“. Ma il nostro passeggiatore non si ferma e prosegue in quella sorte di estasi contemplativa della natura, con lo sguardo stupito da fanciullino pascoliano.

Se il suo girovagare sembra una fuga senza meta, una fuga dalle traversie,dai dolori, dalla solitudine c’è però in lui un’assoluta accettazione della vita che gli appare sempre bella in tutti i suoi aspetti.

Francesco Roat raccontandoci anche dei tre romanzi berlinesi di Walser ci conduce a scoprire nella remissività quasi religiosa degli aspetti del vivere e nel totale distacco dai beni materiali una somiglianza con San Francesco. Certo in Walser è la ricerca spirituale il suo primo “vagabondare”.

La vita di Walser è stato un peregrinare da una località all’altra, da un lavoro saltuario all’altro senza esigenze di stabilità economica tutta tesa all’arricchimento della sua vita interiore. La sua salute psichica è fragile, soffre di ansia ed allucinazioni tanto che finirà dapprima a Berna in una clinica per malattie mentali, poi dopo quattro anni, nel 1933, nel sanatorio di Herison dove resterà per il resto della vita. Morirà nel 1956 a 78 anni, dopo una solitaria passeggiata in un campo di neve.

Ho riletto con piacere, dopo i suggerimenti di Roat, La passeggiata, l’ho fatto nelle ultime giornate calde di ottobre, seduta sulla panchina al sole del parco san Marco. I fiori stanchi, il rumore della fontanella, le foglie leggere che cadevano. Come non capire Walser e il suo amore per la vita? Come non desiderare di “passeggiare” ovunque dentro e fuori di noi?

Come non passeggiare e pensare, riflettere e poi scrivere le nostre scoperte? Come non assoggettarsi alla nostra smania vagabonda, “Lust zum wandern”?

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Novembre 2012 19:51
 

Il Grigiocrate

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