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AgenziaRepubblica.it - 6 settembre 2012 / Il "Grigiocrate" Mario Monti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 06 Settembre 2012 13:59

Tre coraggiosi scrittori, Andrea Marcigliano, Daniele Lazzeri e Augusto Grandi, hanno osato dove forse non si può osare. Raccontare la vera storia di Mario Monti, con dovizia di particolari. Si tratta di cronaca, che così sistemata e assemblata, racconta un po’ la loro opinione, ma soprattutto stimola parecchie opinioni. Il Grigiocrate Mario Monti, edizione FuoriOnda, è accompagnato da un sottotitolo: Nell’era dei mediocri. E non è un attacco ai lettori disattenti ma ad un'intera classe dirigente spocchiosa e non lungimirante, serva utile di potenze e dei poteri forti.

La prefazione è di Piero Sansonetti che parla subito della “caratteristica post-democratica del governo Monti” spiegata come il “frutto di un'operazione assai più complessa compiuta in una specie di ‘laboratorio politico sperimentale’ su scala mondiale”. Tesi suggestiva, credibile o no? Occorre scorrere le pagine per addentrarsi nella tesi, confermarla o smentirla.

Scorrendo l’indice si va da “Si muore una rata alla volta” al più mistico “L’Unto di Re Giorgo” al dubbioso “Tecnocrate o venditore”, e ci si accorge immediatamente che l’assunto secondo il quale i tecnici sono bravi, sono sobri, non viene minimamente scalfito. Il problema per gli autori è un altro. E viene indicato nel capitolo “Qualcosa di antico”. Parlando del passato dell’attuale Capo del governo, raccontano come, proprio negli anni in cui si preparava la crisi, Monti stava “alla direzione per l’Europa di Goldman Sachs”. E ancora “senza dimenticare un recentissimo passato come Senior Advisor della, diciamo così, sezione europea diMoody’s, una delle famose/famigerate Agenzie di rating che con i loro vaticini e le loro sentenza hanno avuto un ruolo decisamente importante nello spianare la strada di Palazzo Chigi al Professore”. Ma queste accuse rischiano di essere approssimative e molto limitate. Lo si ammette nel libro. Per questo Marcigliano, Lazzeri e Grandi decidono di andare oltre le solite banalità, se così si può riduttivamente definire le ormai già inflazionate analisi sul passato di Monti. E’, invece, di Marco Bava, storico microzionista Fiat (e di un’infinità di altre aziende quotate) la tesi che “gli strumenti che Monti sta utilizzando per guidare il Jet Italia sono due: Regole macroeconomiche ormai superate dai fatti e la guida della torre di controllo della Bce di Draghi”.

I poteri forti, secondo Bava, sono il club dei produttori di energia, principalmente i petrolieri e “chi produce l’energia di fatto controlla la finanza internazionale, che a sua volta controlla gli Stati del pianeta, facendo eleggere dei politici credibili comeObama e Sarkozy”. E cosa è successo? Nel libro si parla che chi deteneva “la commercializzazione e la produzione delle fonti energetiche non ha ovviamente reinvestito in nelle energie rinnovabili, perché il rischio era di annullare il proprio potere, ma ha puntato sulla finanza. (…) Creando bolle speculative ad esempio nelle materie prime”. E quindi, ecco la sintesi, il sistema economico politico “non può far altro che immettere liquidità per sostenere la pressione in un tubo bucato com’è il sistema speculativo”.

La strada è la stessa percorsa da Ciampi quando difese la lira, che gli autori sostengono venne usata come pretesto per svuotare ”di fatto le riserve nazionali a beneficio della finanza internazionale” . Insomma la liquidità immessa nel sistema verrebbe usata per lucrare il differenziale tra gli interessi passivi 1,5% e quelli attivi del debito pubblico nazionale superiori al 5%.

E poi e poi… La presenza di Monti nei consigli d’amministrazione del gruppo torinese, le sue consulenze economiche (fu collaboratore del mago del debito Cirino Pomicino), la sua scarsa vista, o scaltra vista, di fronte al periodo delle tangenti … Insomma ne stimolano di riflessioni Andrea Marcigliano, Daniele Lazzeri e Augusto Grandi. (m.m.)

 

 

Il Grigiocrate

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