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I nostri 60 milioni di mandolini contro un'Europa senz'anima PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 28 Ottobre 2011 11:36

Autore: Pietrangelo Buttafuoco
Fonte: Il Foglio, venerdì 28 ottobre 2011

Tutto un diremo, faremo, vedremo è questa Europa cui ancora manca un citofono dove andare a suonare per farsi ricevere. Tanto è vero che non esiste come Stato e se tale dovrebbe essere non si capisce come possa farsi patria, nazione (e sangue e suolo), solo sommando tanti Stati nazionali - battenti bandiere proprie - e non già i popoli.

Tutto un diremo è l'Europa se poi - dopo gli anatemi, trattando Silvio Berlusconi alla stregua di un Gheddafi da sodomizzare - s'era accontentata di una sola bozza, peraltro manco controfirmata dal ministro dell'Economia, e ha fatto tanti complimenti all'Italia del centro-destra dove tra tutti i proponimenti - fosse pure il più farlocco, ovvero cancellare le province - saranno solo un faremo o un vedremo che non si farà né si vedrà mai. Come il famoso Ponte di Messina.

Tutta una fuffa, infine, è questa Europa che non ha altra anima che la banca e quando un black-bloc di minimo raziocinio vorrebbe farsi largo nel buon senso, oppure cavarsela con i conti della serva, avrebbe da urlare il più potente dei “Re-nudo”. L'Euro, infatti, è l'unica moneta creata dalla notte dei tempi a non avere alle spalle una nazione né un Fort-Knox come per gli americani dove non c'è un lingotto per l'Alabama e uno per lo Stato di New York, ma solo e soltanto quel solforoso In God We Trust.

L'Europa perderebbe la sua guerra. Ed è guerra di sopravvivenza quella cui fanno fronte coi loro banchieri, nominati dagli esecutivi, ma fatti tutti autonomi per rendere omaggio alla tecnocrazia che non paga mai pegno e fottere la politica malgrado questa abbia una consacrazione popolare.

Ma è guerra che si deve fare. Con le armi della geopolitica. Tedeschi e francesi, infatti, accorrerebbero in ginocchio verso di noi. L'Europa che sarebbe dovuta nascere con la moneta unica franco-tedesca (di fatto questo è l'Euro), ha dovuto chiedere aiuto alla Cina, figurarsi cosa potrebbe accadere, allora, senza i sessanta milioni di mandolini italiani. Tra il diremo, faremo e vedremo ci sarebbe il magnifico Mediterraneo a far risplendere i forzieri del nostro futuro perché, insomma, se c'è un orizzonte dove si sta facendo il mondo è il Mare Nostrum, non certo Parigi o Berlino che non hanno la forza di Ankara. E tutto di guadagnato è stato per i turchi non entrare in Europa. Adesso raddoppiano di pil a colpi di dieci punti l'anno, fossero entrati nell'Unione la racconterebbero diversamente la stagione neo-ottomana e in Maghreb, oggi, senza Erdogan non ci sarebbero primavere ma qualcosa di economicista e mercatista, per dirla col linguaggio di Giulio Tremonti. Com'è adesso l'Europa. Qualcosa che guarda il mondo col cannocchiale rovesciato: puntando sul dettaglio. E non sui popoli. Com'è adesso l'Europa.

Quel Re dei senza Re che è l'Europa di Bruxelles è dunque nudo. Per l'Euro, infatti, non c'è un tetto culturale o geografico, meno che mai spirituale. Gli inglesi, infatti, stramaledetti per quanto sono bravi, se ne sono tenuti alla larga. E quando l'Europa fa la voce grossa a noi che ce la cantiamo coi nostri mandolini, se solo tutti noi che siamo sessanta milioni (pizze comprese) minacciassimo di uscircene da quel soldo così falso, faremmo più danno di otto milioni di baionette. Siamo la quarta riserva mondiale di oro. Ne abbiamo duemila e cinquecento tonnellate. Sarà forse solo un bottino di sole collanine della prima Comunione, magari braccialetti da sponsali camorristi, ma sul piatto di Brenno - queste gioie - valgono quanto le più potenti spade. Diremo, faremo, vedremo. L'Europa è solo un'entità che può dire qualsiasi cosa. Ma senza mai potere fare.

 

Il Grigiocrate

Notizie flash

(ANSA) - ASTANA, 9 SET - Tremila uomini degli eserciti di Russia, Cina, Kazakhstan, Kirghizistan e Tagikistan sono riuniti da oggi ad Almaty per un'esercitazione antiterrorismo. Lo riferisce l'agenzia Itar-Tass.

E' l'edizione 2010, la settima dalla fondazione della Sco (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), di "Missione di Pace", nome in codice per le manovre militari congiunte tra i sei paesi membri dell'organizzazione (ne fa parte anche l'Uzbekistan).

Nata nel 2001 sotto l'egida di Mosca e soprannominata "Nato d'Asia", la Sco nasce per controbilanciare l'Alleanza atlantica e l'influenza occidentale e Usa in Centrasia. Una presenza ingombrante per Mosca ma anche per Pechino: Washington ha un crescente interesse per la regione, strategica via di transito verso l'Afghanistan; oggi vi è presente militarmente con un'unica base, quella di Manas in Kirghizistan (dopo la cacciata dall'Uzbekistan nel 2005), ma progetta di raddoppiare con un centro antiterrorismo nei pressi di Osh, e costruire un'altra base in Tagikistan.

Astana, che a giugno scorso ha assunto la presidenza della Sco, partecipa alle manovre con circa mille uomini; altrettanti da Mosca e Pechino, più blindati, aerei, elicotteri e mezzi di terra. Il culmine il 24 settembre al centro di addestramento di Matybulak, nella regione di Zhambyl.

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