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Eni: la geopolitica dell’energia italiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Lazzeri   
Giovedì 03 Marzo 2011 08:31

Fonte: "L'Officina" 1/2011

Ricordo con gli stessi sentimenti di allora come, qualche anno fa, rimasi a fissare un enorme manifesto che raffigurava un uomo distinto, con le gambe accavallate.
La scritta sul manifesto mi colpì più di ogni altra cosa, perché ricordava come gran parte dell’energia di questo Paese sia stata generata da quest’uomo. L’uomo del manifesto era Enrico Mattei e l’impresa che lo rese celebre fu la costituzione dell’Ente Nazionale Idrocarburi, meglio noto con il suo acronimo, ENI, società fondata dallo Stato nel 1953 e della quale Mattei assunse la presidenza fin dall’inizio. Prendeva allora avvio quello che si sarebbe qualificato come il più avventuroso e ambizioso progetto geopolitico per l’Italia e un fattore imprescindibile della politica estera del Bel Paese, tuttora di importanza epocale.


Il dopoguerrae la caparbietà di Mattei

Siamo, infatti, negli anni immediatamente seguenti alla fine del secondo conflitto bellico mondiale e l’Italia è uscita malconcia dalla guerra. Vittoriosa solo sulla carta ed alla mercé delle potenze realmente vincitrici dello scontro su scala globale, l’Italia si riaffacciava prepotentemente sullo scenario internazionale grazie all’intelligenza di Mattei ed al braccio economico di una compagnia specializzata nel campo degli idrocarburi. Campo che, di li a qualche anno, sarebbe diventato il settore chiave nella gestione dei rapporti di forza e delle relazioni commerciali in tutto il pianeta.
Per motivi ancora oscuri, e probabilmente collegati ad un bottino di guerra che avrebbe dovuto far passare per quattro soldi gran parte dei giacimenti e delle riserve energetiche presenti nel sottosuolo italiano a compagnie private americane, il governo decise di mettere in liquidazione l’Azienda Generale Italiana Petroli. Ad assumere l’incarico di liquidatore fu proprio Enrico Mattei. In veste di Commissario Straordinario, tuttavia, la caparbietà di Mattei risultò l’arma vincente per evitare la chiusura dell’Agip stessa e per rilanciare la politica energica italiana. La svolta avvenne dopo la scoperta di un giacimento di gas naturale a Caviaga, in Val Padana, e di altri successivi depositi naturali che consentirono di aumentare la produzione di gas italiana da venti a trecento milioni di metri cubi in quattro anni, dal ’46 al ’50, quadruplicando contestualmente la lunghezza della rete distributiva.

L’ENI riporta l’Italia sulla scena internazionale

Il frutto dell’instancabile lavoro di Mattei portò alla riorganizzazione del malconcio “ecosistema” energetico italiano e alla conseguente nascita dell’ENI nel 1953, dimostrando che la creazione dell’Agip nel 1926, realizzata dal regime fascista non fu, affatto, priva di lungimiranza.
Dalla fondazione della compagnia energetica italiana, infatti, l’ENI si qualificò come importante attore internazionale, negoziando cospicue concessioni petrolifere con i Paesi del Medio Oriente e stipulando accordi commerciali con l’allora Unione Sovietica, rompendo di fatto l’oligopolio consolidato delle “Sette sorelle”, i sette colossi del settore petrolifero che, sino ad allora, avevano spadroneggiato nella gestione delle risorse energetiche e nella definizione dei prezzi del greggio.
Ma l’innovazione più dirompente introdotta da Mattei fu il principio per il quale i Paesi proprietari delle riserve naturali dovevano essere i beneficiari dei tre quarti dei profitti derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti locali gestiti dalle multinazionali operanti nel settore. Innovazione che portò l’ENI a realizzare il sogno di Mattei, quello di regalare all’Italia un ruolo di potenza strategica di primo piano nell’area mediterranea. Da qui i numerosi accordi conclusi con Iraq, Iran, Libia, Giordania e Algeria, allargando la rete di distribuzione dalla Costa d’Avorio all’Etiopia, dal Marocco al Senegal, passando per Ghana, Somalia, Tunisia e Sudan. Ma anche in Asia fino all’India e al Pakistan, nonché in Argentina.
Queste furono, con tutta probabilità, le cause all’origine della tragica scomparsa di Enrico Mattei, in un incidente aereo avvenuto nel 1962, dietro il quale la magistratura ha rilevato nell’indagine, chiusa nel 2005, la natura dolosa dell’evento. Aver pestato i piedi ai colossi petroliferi americani ed inglesi, così come l’aver dimostrato una indipendenza nelle scelte di politica energetica italiane, finirono per attirare su Mattei le ire di molti sia in Italia che all’estero e contribuirono a determinare quel clima di pressione nei suoi confronti che si concluse tragicamente alle 18.45 di quel 27 ottobre del 1962, nelle campagne di Bascapé, a pochi chilometri dall’aeroporto di Linate.
Ma la direzione di marcia impressa da Mattei non poté essere cancellata. L’apertura verso i Paesi africani e mediorientali non cessò di esistere. Anzi, con il tempo si rafforzarono quei rapporti commerciali che rappresentano tuttora un punto di forza non solo per l’ENI ma, più in generale, per la politica commerciale dell’Italia.

Dalla privatizzazioni al mondo a guida energetica

I decenni seguenti furono un susseguirsi di successi e di affermazioni per ENI che proseguì la marcia senza sosta di espansione a livello internazionale, divenendo il punto di riferimento nella politica estera per molti governi in una nuova commistione tra affari e politica.
Ma le trattative per l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea e le regole vincolanti del Trattato di Maastricht, imposero una scelta di rigore alle finanze pubbliche. Il debito dello stato italiano negli anni ’80 aveva raggiunto livelli non più sostenibili e necessitava di una corposa riduzione. Iniziò così, a partire dai primi anni ’90 l’era delle privatizzazioni, sulle quali aleggiarono polemiche mai del tutto sopite.
L’Italia perse in quel periodo alcuni tra i gioielli più preziosi fra le aziende di stato sia nel settore produttivo che in quello bancario ed assicurativo, dall’ENEL all’INA, dalla COMIT alla TELECOM. Società che, in gran parte, non erano dei carrozzoni pubblici, ma aziende capaci di produrre utili a tutto vantaggio delle casse dello stato.
L’impressione fu quella di essersi spogliati di società sane, realizzando uno spezzatino utile alla speculazione internazionale che, a prezzi particolarmente convenienti, acquisì a man bassa società strategiche per la vita economica del Paese.
Nel 1995 fu il turno dell’ENI che in meno di tre anni venne collocata sul mercato dal Ministero del Tesoro in quattro tranche. Più del 63 per cento del capitale sociale di ENI finì in mani private, determinando un introito per lo stato di oltre 21 miliardi di euro, di gran lunga la maggior somma incassata da un Governo europeo fino a quel momento per la cessione di una singola società.
Oggi, nonostante la privatizzazione parziale, l’ENI rimane uno dei capisaldi della strategia energetica italiana. È, infatti, tra i principali partner di Gazprom, il colosso dell’energia russo di dimensione planetaria. Le intese commerciali in questo settore hanno portato alla sottoscrizione di importanti contratti per la costruzione del gasdotto Blue Stream (grazie a Saipem, controllata di ENI), per lo sfruttamento di ingenti giacimenti sul territorio russo e la successiva distribuzione attraverso la rete di pipeline.
Ma è in stadio avanzato anche l’accordo per la realizzazione di quello che è stato definito il più ambizioso progetto infrastrutturale del XXI secolo, il gasdotto South Stream che, attraverso il Mar Nero, collegherà direttamente entro il 2015 la Russia con l’Europa centrale e meridionale e quindi con l’Italia, bypassando Ucraina e Bielorussia. South Stream avrà una capacità di trasporto pari a 64 miliardi di metri cubi di gas all’anno, garantendo all’ENI la possibilità di sfruttare ben 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno a propria discrezione.
Così come sono rilevanti gli accordi raggiunti in Asia Centrale per lo sfruttamento delle risorse energetiche in Kazakhstan, grazie alle piattaforme estrattive nella zona del Kashagan.
Il dinamismo dimostrato dall’ENI attraverso il suo management, guidato da Paolo Scaroni, e la rinnovata arditezza della politica diplomatica e commerciale dell’attuale governo, nonostante siano andati persi decenni preziosi, stanno ripristinando la necessaria e fruttuosa convergenza tra interessi economici e collocamento geopolitico dell’Italia nello scacchiere internazionale. Una strategia di affrancamento dal protettorato statunitense (ma non solo) e la ricerca di indipendenza che Enrico Mattei aveva coraggiosamente avviato quasi settant’anni fa.
E non è casuale che, contro questo nuovo corso della politica internazionale italiana, si siano riaffacciati nuovamente gli stessi rivali di ieri.

 

Il Grigiocrate

Notizie flash

Pubblicato dall'ORSAM - Centro di studi strategici per il Medio Oriente
Autori: Daniele Lazzeri & Ermanno Visintainer
Link:
http://www.orsam.org.tr/en/showArticle.aspx?ID=766 (en)
http://www.orsam.org.tr/tr/yazigoster.aspx?ID=2561 (tur)

Since some weeks the international public opinion and the media are questioning themselves about the soft attitude held by the world powers towards the firm response of the government of Bashar al-Assad against the internal Syrian rebellions.

In order to understand the uniqueness of the situation in Syria it’s sufficient to rely on the geography. Just by observing a political map of the Middle East, in fact, we can see as a country bordering to the north by Turkey, to the west by Lebanon and Israel, Jordan to the south and east by Iraq, would represent an area of extreme sensitivity for the Middle East’s balances. And this, without mentioning the fact that the opposite island situated in the Mediterranean Sea is called Cyprus, which in 2012, will assume the Presidency of the Council of the European Union. Anyway a still divided Cyprus, about which the Turkish Foreign Minister, Ahmet Davutoglu, has already announced that in the absence of an agreement on the reunification of the island, Ankara could not acknowledge the role of President of the EU.

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