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Il dialogo con la Russia è decisivo per l'intero Occidente PDF Stampa E-mail
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Venerdì 26 Novembre 2010 00:00

Fonte: Ragionpolitica.it (26.11.2010)
Autore: Andrea Forti

«L'Italia è stata la prima a credere in nuovi rapporti con Mosca e ad istituzionalizzare a Pratica di Mare nel 2002 il Consiglio Nato-Russia. Nessuno più di me poteva sentire la necessità di questa collaborazione, perché mi sento figlio della Guerra Fredda». Queste sono state le dichiarazioni, sulle quali ritorneremo in seguito, del presidente del Consiglio Berlusconi in occasione del vertice Nato di Lisbona del 19 e 20 novembre scorso. Uno dei frutti più promettenti e positivi di questo ultimo forum dell'organizzazione internazionale è stato sicuramente il decisivo passo in avanti compiuto nella direzione della collaborazione con la Federazione Russa.

Al vertice Nato di Lisbona - il primo di questi summit a vedere la partecipazione di un capo di Stato russo - Mosca si è impegnata a sostenere gli sforzi dell'Alleanza Atlantica per la stabilizzazione dell'Afghanistan, nodo cruciale per la sicurezza eurasiatica. Il sostegno russo allo sforzo occidentale ovviamente non si concretizzerà con l'invio di truppe - un'evenienza improponibile, tanto per gli afghani che per i russi, per evidenti ragioni storiche - ma con la fornitura di armamenti e di istruttori per il costituendo Esercito Afghano, che dovrebbe quanto prima autonomizzarsi e sostituire le forze occidentali.

Gli armamenti di fabbricazione russo-sovietica hanno il vantaggio, rispetto a quelli occidentali, di possedere doti di maggior semplicità e robustezza, ideali per forze armate di Paesi tecnologicamente non sviluppati come l'Afghanistan, e soprattutto di essere già conosciuti e padroneggiati dal personale afghano abituato a servirsene da almeno 30 anni. La Russia si impegnerebbe così non solo a fornire le forze afghane di armi leggere, come gli intramontabili Kalashnikov, ma anche e soprattutto di elicotteri, un mezzo indispensabile per operazioni in terreni montuosi e con una rete stradale carente come quelli afghani. Mosca si è impegnata anche ad addestrare nelle proprie scuole militari i futuri piloti di Kabul.

La Russia inoltre formerà gli agenti afghani delle forze di polizia, specialmente quelli destinati alla lotta contro il traffico di droga. Un traffico che, partendo dal martoriato Paese centrasiatico, sta travolgendo tutta l'Eurasia e colpendo in modo particolarmente violento la stessa Russia e i Paesi dell'ex impero sovietico.

Oltre all'armamento e all'addestramento del personale militare e della sicurezza dell'Afghanistan, una delle decisioni di Mosca più apprezzate dall'Alleanza Atlantica è stata quella di consentire il transito in territorio russo di rifornimenti destinati alle forze Nato impiegate in quel teatro, fino ad ora dipendenti dall'insicuro corridoio pakistano, sempre più oggetto di attacchi da parte della guerriglia islamica (chiamata per semplificazione «talebana», ma che include svariati gruppi di estrazione tribale e fondamentalista), che oramai controlla stabilmente le regioni alla frontiera fra Pakistan e Afghanistan.

La disponibilità russa a collaborare per la stabilizzazione dell'Afghanistan è un indice di quanto questo dossier sia importante nelle agende di sicurezza sia dei Paesi dell'Alleanza Atlantica che della Russia e dei Paesi dell'Asia Centrale ex-sovietica. Per quanto nel recentissimo passato il rapporto fra comunità atlantica e Russia possa aver vissuto delle battute di arresto, come durante la guerra in Georgia del 2008, è del tutto evidente come una sconfitta della Nato in Afghanistan e una vittoria dell'integralismo islamico nella regione, specie se accompagnato da complicità di oscure mafie internazionali che vivono sul traffico di droga e sullo sfruttamento dell'immigrazione, porterebbe in un baratro di instabilità e di caos tutta l'Eurasia, e in questo baratro la Russia sarebbe una delle prime vittime. Se è vero che le alleanze militari si creano e si rafforzano soprattutto sulla base di interessi concreti e di pericoli condivisi, ancor prima che sulla base di ideologie, allora il caso afghano è da considerarsi paradigmatico e dovrebbe essere la cartina di tornasole dei rapporti fra Occidente e Russia.

Russia e Occidente, soprattutto Europa, formano ora una vera e propria «comunità di rischio», visto che a fronte di debolezze condivise devono affrontare anche delle sfide e dei pericoli comuni. Tanto la Russia che l'Occidente soffrono infatti, sebbene in modo differente, della concorrenza - economica, politica, demografica e oramai persino militare - dei Paesi extra europei ed extra occidentali, alcuni dei quali (Cina, India, ma anche Paesi del Sud-Est asiatico) possono oramai rivaleggiare con tutto l'Occidente (e con la Russia) anche nel campo della tecnologia e del potenziale militare, proprio quei fattori che almeno fino agli anni '60 (quando la Cina divenne potenza nucleare) avevano consentito la superiorità mondiale euro-occidentale.

Russia e Occidente si trovano inoltre alle prese con un declino demografico che, accompagnandosi all'ingresso di flussi migratori dal sud del mondo, sta alterando l'equilibro socio-politico (quindi culturale) delle due società, già colpite (più in Occidente a dire il vero) da gravi fenomeni di destrutturazione socio-culturale iniziati almeno dalla fine degli anni '60.

La Russia, nonostante il dato geografico, le specificità culturali e uno sviluppo storico peculiare ne abbiano fatto il Paese eurasiatico per eccellenza, rimane comunque legata a doppio filo all'Europa, e quindi all'Occidente, in virtù non solo di affinità etno-linguistiche, ma anche di una comune appartenenza alla sfera della civiltà cristiana e del diritto romano. In questo quadro il dialogo fra la cosiddetta comunità euro-atlantica - che in fin dei conti altro non è che l'Europa con la sua filiazione nordamericana - e la Russia assume un significato di vitale importanza se si ha a cuore la sopravvivenza stessa della nostra civiltà e dell'Europa/Occidente come soggetto della storia. Al giorno d'oggi riproporre uno scontro fra Russia e Occidente, sotto qualsiasi forma, sarebbe una catastrofe pari al voler far scoppiare un conflitto fra Germania e Francia per il possesso dell'Alsazia e Lorena.

Per ricollegarci alle dichiarazioni del presidente del Consiglio Berlusconi in occasione del summit di Lisbona citate in apertura, dobbiamo riconoscere che l'impegno del premier italiano per avvicinare Russia e comunità euro-atlantica è stato continuo, instancabile e, alla prova dei fatti, più che produttivo. Al di là dell'amicizia personale con Vladimir Putin, va ricordato come Berlusconi sia stato uno dei primi leader europei, nel «lontano» 1994, a voler dare piena fiducia alla nuova Russia appena uscita dal comunismo, e questo quando ancora Putin era un perfetto sconosciuto (persino in Russia) e quando ancora non si parlava di progetti energetici congiunti come il gasdotto South Stream. Il vero punto di svolta e capolavoro politico della «politica russa» di Berlusconi fu il summit di Pratica di Mare del giugno del 2002, dove con la creazione del Consiglio Nato-Russia vennero consolidate la basi per un dialogo che, privo di un quadro istituzionale, sarebbe rimasto una sola dichiarazione d'intento o, peggio, una vuota formula retorica. L'importanza dell'incontro del 2002 è stata sempre ribadita, soprattutto in momenti difficili come la guerra russo-georgiana del 2008, dal presidente del Consiglio Berlusconi, che mai si è stancato di invocare quello «spirito di Pratica di Mare» che in questi giorni è sembrato nuovamente trionfare e dal quale forse dipendono le sorti dell'Europa e dell'Occidente.

 

Il Grigiocrate

Notizie flash

Fonte: Linea Quotidiano, 3 dicembre 2010
Autore: Andrea Marcigliano

E’ stata decisamente una grande giornata, quella di mercoledì ultimo scorso per Nursultan Nazarbayev. Il Presidente kazako, infatti, ha aperto d Astana i lavori del VII Vertice dell’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa, momento apicale e conclusivo di quest’ultimo anno in cui la presidenza dell’Organizzazione è spettata proprio al Kazakhstan.

 

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