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L’economia cinese surclassa anche il Giappone PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Lazzeri   
Sabato 01 Gennaio 2011 12:51

Il Dragone cinese pare non voler arrestare la sua corsa. Nonostante la caduta dell’indice degli ordini industriali, rilevato negli scorsi giorni, la notizia principale che sta circolando negli ambienti economici cinesi è il probabile sorpasso dell’economia cinese su quella dello stagnante Giappone.

La Cina, dunque, avrebbe superato il colosso nipponico, diventando la seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti. A confermarlo pubblicamente è Yi Gang, numero uno dell’Ufficio Cambi cinese. “La Cina – ha dichiarato Yi nel corso di un’intervista alla rivista China Reforme – è già la seconda economia mondiale”. In realtà, la notizia non giunge nuova. Già lo scorso anno, infatti, i dati macroeconomici registravano un avvicinamento tra la mole delle due economie asiatiche e numerose sono le previsioni di un possibile sorpasso anche degli USA da qui al 2025.

In questa direzione si sono espressi sia la Banca Mondiale, sia gli analisti di Goldman Sachs. In particolare, per gli economisti sarà il livello dei tassi di cambio tra dollaro e yuan a determinare un possibile sorpasso di Pechino su Washington. Quello del cambio, infatti, è da qualche anno l’argomento principe di discussione tra l’Amministrazione americana ed il Governo cinese. Al centro del dibattito, la politica di forzata svalutazione posta in essere dell’esecutivo cinese di concerto con la Banca Popolare Cinese, la banca centrale di Pechino. Uno yuan debole è stato alla base della strategia cinese, volta a tenere elevato il livello delle esportazioni, a detrimento di quelle americane.

Un disegno, quello di Pechino, che ha consentito una crescita economica sostenuta nel corso degli ultimi trent’anni. Il Prodotto Interno Lordo cinese, infatti, è in rapida crescita fin dalla fine degli anni Settanta. Unico limite, rispetto alle economie occidentali è quello del Pil pro capite, ancora nettamente inferiore a quello di Usa, Europa e Giappone. Alla domanda, rivolta al responsabile dell’Ufficio Cambi Cinese, se ritenga che sia giunto il momento di far diventare lo yuan una moneta internazionale, Yi ha risposto che “La Cina è un Paese emergente e dovremmo essere abbastanza accorti per sapere quello che facciamo”. Per Yi, infatti, il Pil cinese nel corso del primo semestre del 2010 è cresciuto dell’11,1% annuale e, con tutta probabilità, si attesterà al 9% alla fine di quest’anno.

La crescita media del Pil dal 1978 ad oggi registra un bilancio positivo pari al 9,5% annuo, ma è probabile che un rallentamento della corsa sia tra gli obiettivi dello stesso Governo cinese. Un traguardo soddisfacente potrebbe essere rappresentato da una crescita tra il 7% e l’8% per il prossimo decennio.

Ma sono altri i parametri da prendere in considerazione per comprendere il futuro dell’economia cinese. Sono più di dieci anni, infatti, che aumenta a ritmi vertiginosi il consumo di materie prime da parte di Pechino. Qualche anno fa questo incremento nella domanda ha determinato delle sensibili variazioni di prezzo a livello globale dei metalli utilizzati dalle industrie cinesi (ferro e zinco su tutti). Ma anche il consumo di energia inizia a diventare un parametro importante nella valutazione del trend di crescita dell’ex Impero Celeste. In uno studio dell’Agenzia Internazionale dell’Energia pubblicato la scorsa settimana scorsa viene rilevato come la Cina abbia già superato gli Stati Uniti nel consumo mondiale di energia, attestandosi al primo posto.

Se a questi elementi si aggiunge che le riserve valutarie cinesi in dollari, rappresentate principalmente da titoli del Tesoro americano, raggiungono più di un terzo del debito pubblico statunitense, è facilmente comprensibile come Pechino sia diventata nel tempo un concorrente globale di prim’ordine e un attore della politica internazionale con il quale si dovrà, necessariamente, fare i conti.

 

Il Grigiocrate

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