Pubblicazioni

Il Nodo di Gordio

Oltre Lepanto

Festival della sicurezza

Festival della Sicurezza

Pergine Valsugana 17/18/19
Settembre 2010

OSCE

ORSAM


Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates
Il Vertice OSCE ad Astana. Qualcosa si muove nell’antico Cuore del Mondo PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 02 Dicembre 2010 07:52

Fonte: Linea Quotidiano, 3 dicembre 2010
Autore: Andrea Marcigliano

E’ stata decisamente una grande giornata, quella di mercoledì ultimo scorso per Nursultan Nazarbayev. Il Presidente kazako, infatti, ha aperto d Astana i lavori del VII Vertice dell’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa, momento apicale e conclusivo di quest’ultimo anno in cui la presidenza dell’Organizzazione è spettata proprio al Kazakhstan.

 

 

Di per se stesso già un avvenimento “storico”, in quanto la repubblica kazaka – che proprio il 16 dicembre prossimo celebrerà il ventennale dell’indipendenza – è il primo stato ex-sovietico a rivestire tale ruolo da che l’OSCE sorse nell’ormai lontano 1975, quando ancora la guerra fredda era in pieno svolgimento e la contrapposizione tra NATO e Patto di Varsavia, fra Ovest ed Est marcava un “confine” che sembrava a tutti invalicabile. Da allora di acqua sotto i ponti ne è scorsa molta davvero, e quelli che erano i nemici da cui l’OSCE doveva tutelarsi ne sono divenuti oggi membri a pieno titolo, e per di più travalicando i confini di un’Europa divenuta ormai sempre più “stretta”. Un’Europa sempre più riletta come inscindibilmente legata alle vastità dell’Asia... in fondo una riscoperta delle origini comuni, di quella “identità eurasiatica” che non rappresenta più semplicemente il sogno di uno sparuto manipolo di pensatori e teorici russi della geopolitica, bensì una realtà tanto evidente, quanto imprescindibile. Perché, oggi come oggi, la sicurezza dell’Europa dipende sempre più strettamente dalla sicurezza della vicina Asia, e dalla capacità, quindi, di trovare soluzioni condivise ai molti conflitti che travagliano un Oriente ormai sempre meno remoto. Cosa che, appunto, lo stesso Nazarbayev ha fortemente rimarcato nel suo intervento di saluto ai rappresentati dei 56 paesi – fra cui ben 38 leader – riunitisi ad Astana, parlando della necessità stringente di costruire una”terza fase” dell’OSCE. Fase che dovrebbe essere volta ad assicurare non più la tranquillità di una “parte” del mondo, bensì uno spazio di cooperazione e “pace” che si estenda “dall’Atlantico al Pacifico, dall’Oceano Artico a quello Indiano”.

Il centro secolare del Grande Gioco: l’Asia Centrale

Terza fase che, al di là di ogni retorica, implica in primo luogo l’operare per “mettere in sicurezza” l’Asia Centrale. Quadrante geopolitico tanto tormentato, quanto cruciale. Cruciale, non solo perché attraverso quelle regioni passano, oggi, molte pipeline – e molte più ne passeranno nel futuro – che veicolano gas e petrolio del Caspio – i più ricchi giacimenti fuori dall’area del Golfo Persico – verso i sistemi industriali dell’Europa Occidentale da un lato, della Cina e dell’India dall’altro, ma anche in forza del fatto che quelle vastità, poste a cavallo fra Oriente ed Occidente, rappresentano da sempre “il cuore del Mondo”. Il “baricentro” degli equilibri mondiali, come teorizzato dai grandi geopolitici del XIX secolo – in primis il britannico Halford McKinder – e dimostrato da una storia plurisecolare, che affonda le sue radici addirittura nell’épos di Alessandro Magno e nell’impero iranico degli Achemenidi... Tormentato, però, quel “quadrante” da una pluralità di conflitti al suo interno e, soprattutto, ai suoi confini... l’Afghanistan - rappresentato ad Astana dallo stesso presidente Karzai - il Kashmir conteso fra India e Pakistan.... e poi l’instabilità di molte Repubbliche ex-sovietiche, dove irrisolte tensioni etniche si mescolano con i problemi generati dal diffondersi di ideologie e cause di scontro che vengono dall’esterno, dall’area del Golfo, dai limitrofi monti afgani...Tutte cose sottolineate dagli interventi dei molti leader mondiali presenti. Dal Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon al presidente russo Medvedev, dal premier italiano Berlusconi al Cancelliere tedesco Merkel, sino al Segretario di Stato USA Hillary Clinton... tutti hanno insistito sulla necessità, anzi sull’imperativo primario di porre in sicurezza l’Asia Centrale, trovando soluzioni ai conflitti che passino attraverso gli strumenti costruttivi della cooperazione e non quelli, rivelatisi sempre più sterili, della forza. Tutte cose che il padrone di casa sa bene. Nazarbayev infatti guida da vent’anni un paese difficile, un mosaico di 140 gruppi etnici e 46 religiosi che, dopo l’implosione dell’Impero sovietico, si sarebbe facilmente potuto frantumare, provocando una serie di conflitti civili, devastanti, come quelli che hanno travagliato, ed ancora travagliano, altri paesi della regione. Così, invece, non è stato, ed il Kazakhstan – che, per altro, segna proprio il “confine”, geografico e culturale al tempo stesso, fra Europa ed Asia, rappresentando quindi una sorta di paradigma del concetto di eurasismo – è oggi un raro esempio di stabilità e cooperazione fra le sue diverse componenti, unificate in una nuova “identità plurale”. Un esempio che potrebbe tornare utile agli altri, ben più tormentati, paesi della regione.

Verso un mondo nuovo?

Ed è appunto anche per questo che il Vertice di Astana ha assunto un’importanza strategica insolita, di fatto segnando un rivitalizzarsi della stessa OSCE. OSCE che, a dire il vero, sembrava un’organizzazione sempre più destinata al declino verso un sostanziale oblio, tant’è vero che era dal 1999 che non veniva organizzato un summit fra i paesi membri. Da 1999.... ben più che dal secolo scorso... da una vera e propria “era geologica” lontanissima dalla nostra. Prima dell’11Settembre, prima dell’Iraq e dell’Afghanistan... quando, da poco crollato il Muro di Berlino, ancora ci si illudeva che la Storia si fosse ormai conclusa – come teorizzato da Fukuyama – e che ci si avviasse verso un panglossiano “migliore dei mondi possibili”. Che, invece, nel volgere di appena un decennio – e mai, forse, così pochi anni hanno segnato una metamorfosi così radicale – si è rivelato un mondo sempre più “pericoloso”. Un mondo sospeso fra un dilagare di conflitti al contempo globali e regionali, antichi e modernissimi... guerre di religione e guerre economiche, antichi odi etnici e nuove rivalità....Un mondo nel quale è, ormai, chiaramente impossibile che un’unica potenza, per quanto grande, possa da sola ristabilire un equilibrio. E garantire un ordine. Lo ha riconosciuto, fra le righe del suo discorso, la stessa Hillary Clinton. Lo ha affermato con chiarezza Dimitri Medvedev , offrendo a Washington una concreta cooperazione per cercare di trovare una soluzione “condivisa” al conflitto afgano. Lo ha chiesto, a gran voce, il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, che ha parlato dei conflitti e delle persecuzioni religiose – specialmente contro i cristiani, ma non solo contro questi – che insanguinano il mondo, sollecitando una nuova cooperazione internazionale mirata a garantire il rispetto e la vita di tutti, pur nella diversità. Lo ha detto – in un discorso applauditissimo, con buona pace dei suoi moti detrattori italici – Silvio Berlusconi, sottolineando la necessità di “andare oltre” gli antichi schemi di alleanze ancora legati ai modelli della Guerra Fredda, e di costruire una nuova concezione della sicurezza globale nella cooperazione fra Europa ed Asia, fra NATO e Mosca...E, infine, lo ha sancito lo stesso Ban Ki- moon, riconoscendo pubblicamente la necessità che il Palazzo di Vetro cooperi più strettamente con l’OSCE, che potrebbe rivelarsi strumento fondamentale per mediare nei conflitti, soprattutto in Asia Centrale ed in Afghanistan. Un successo per l’anno di presidenza kazaka. E non a caso Nazarbayev ha chiuso il suo intervento proponendo di dar vita ad una Agenzia per la Sicurezza dell’OSCE, con sede ad Astana, che operi stabilmente per realizzare due obiettivi di primaria importanza. Da un lato fungere da strumento di mediazione e decantazione per i molti conflitti che, come abbiamo detto, travagliano l’Asia Centrale e le regioni limitrofe. Dall’altro costituire un ponte per la cooperazione fra Europa ed Asia. Una proposta che sembra avere incontrato molto favore fra i partecipanti al vertice. E che, in fondo, se realizzata, rappresenterebbe un nuovo modo, da XXI secolo, di interpretare la strategia geopolitica nell’antico “Cuore del Mondo”.

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Gennaio 2011 13:55
 

Il Grigiocrate

Notizie flash

Fonte: Linea, 9 novembre 2010
Autore:
Ermanno Visintainer

Jean-Marc Vittori, editorialista francese di “Les Echos”, ha recentemente pubblicato un articolo intitolato: “La Turchia, piccola Cina dell’Europa”, in cui descrive i punti salienti del miracolo economico che sta investendo questo Paese afreuasiatico, come lo definisce il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, volendone puntualizzare l’ubicazione sul punto di congiunzione di tre continenti.

Leggi tutto...

I nostri Social Network



Contatore

Utenti : 19
Contenuti : 579
Link web : 6
Tot. visite contenuti : 1393710