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Turchia, piccola Cina d’Europa PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 10 Novembre 2010 12:57

Fonte: Linea, 9 novembre 2010
Autore:
Ermanno Visintainer

Jean-Marc Vittori, editorialista francese di “Les Echos”, ha recentemente pubblicato un articolo intitolato: “La Turchia, piccola Cina dell’Europa”, in cui descrive i punti salienti del miracolo economico che sta investendo questo Paese afreuasiatico, come lo definisce il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, volendone puntualizzare l’ubicazione sul punto di congiunzione di tre continenti.


“L’Europa ha una piccola Cina alle sue porte – continua Jean-Marc Vittori – a partire da metà 2009 fino a metà 2010, la Turchia ha incrementato la sua produzione di oltre il 10%, la crescita più veloce al mondo dopo quella del Regno di Mezzo”. E come preconizzava Sami Uslu, opinionista del quotidiano turco, Zaman, poco più di un anno fa, scrivendo che la Turchia sarebbe uscita rafforzata dalla crisi economica internazionale, questo è proprio ciò che sta accadendo. Il suo mercato interno sarà presto più popoloso di quello della Germania e di quelli dei paesi più densamente abitati dell’Unione europea. Mentre il suo tenore di vita, un terzo di quello dell’Unione, è in piena espansione. In meno di un decennio, i suoi proventi sono accresciuti della metà. E sebbene l’Europa rimanga di gran lunga il suo partner commerciale più importante, gli esportatori turchi non disdegnano di cercare nuovi mercati in Asia, Nord Africa, Medio Oriente e Africa onde compensare la depressione del Vecchio Continente.

La Turchia di Erdogan, scrive questa volta il Sole 24 Ore, è una potenza economica regionale, la seconda dell’area dopo la Russia, la diciassettesima del mondo, pronta ad entrare tra i primi dieci nei prossimi anni. Con un PIL che, nel secondo trimestre dell’anno, si aggira intorno all'8/9%. Quanto al rapporto deficit/Pil, stando alle dichiarazioni del ministro delle finanze turco, Mehmet Simsek, è probabile che sia intorno a 4,5%-5%.

Per anni l’attenzione da parte dell'Europa nei confronti della Turchia è stata motivata dalla sua posizione geopolitica. Infatti, il Paese è, a tutti gli effetti, la porta naturale dell’Europa verso l’Eurasia. Tuttavia essa viene ad assumere un’importanza anche per il suo sviluppo economico, di cui volenti o nolenti, gli europei dovranno prenderne atto.
E l’Italia si sta muovendo in questa direzione. Significativo è stato il vertice trilaterale svoltosi il 6 agosto 2009, ad Ankara fra Tayyip Erdogan, Vladimir Putin e Silvio Berlusconi, durante il quale è stato sottoscritto un protocollo di cooperazione Eni e Gazprom al 50%, per la realizzazione del gasdotto South Stream attraverso il Mar Nero. Il 21 aprile scorso era stato invece programmato un altro vertice a Roma fra Erdogan e Berlusconi, poi saltato, nella cui agenda dei colloqui, oltre ai temi dell’energia, dovevano esserci anche quelli della cooperazione economica. Nella fattispecie, inerenti alla possibilità di investimenti nella regione anatolico-orientale.

Tuttavia, secondo un’analisi effettuata sempre dal Sole 24 Ore di qualche mese fa, la situazione delle relazioni italo-turche appare in chiaro- scuro: le cifre del commercio con Roma ammontano a soli 12,1 miliardi di dollari, sebbene sul fronte degli investimenti diretti esteri, l’Italia vada in contro tendenza, piazzandosi al quinto posto, con 253 milioni di dollari investiti. Una quota degli investimenti in Turchia pari al 3,6%, ma soprattutto un interessante + 4,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

E l’Italia, storicamente possiede una posizione privilegiata per interloquire con questo paese affacciato sull’altra sponda del Mediterraneo e non può certo perdere il treno di questa opportunità storica che gli si presenta innanzi, solo per ammiccare ad un certo minimalismo nazional-populista fatto di slogan, in voga in questi ultimi anni.

Altrimenti i rischi diplomatici che, ad esempio, in Francia alcune estreme esternazioni presidenziali di ieri – sempre come scrive Vittori – hanno comportato, domani, chiuderanno la porta a uno dei Paesi economicamente più dinamici della regione.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Gennaio 2011 13:53
 

Il Grigiocrate

Notizie flash

La Nacion-lunedì 22 febbraio 2010  (Pag.4)

Così ha annunciato il governo delle Malvinas; lavoreranno su Ocean Guardian

-Mentre ieri il governo argentino stava negoziando in Messico un appoggio regionale alla petizione per discutere la sovranità delle Malvinas, la piattaforma petrolifera Ocean Guardian si preparava ad incominciare i lavori di esplorazione sul fondo marino delle acque che circondano le isole.
Così è stato dichiarato dall'Assemblea Legislativa delle Malvinas, che ha assicurato che "ci sono tutte le basi" necessarie per incominciare i lavori di ricerca del petrolio nascosto sotto le stesse acque che 28 anni furono teatro di una guerra.

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