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L'ascesa continua della Turchia PDF Stampa E-mail
Scritto da Ermanno Visintainer   
Venerdì 20 Novembre 2009 08:52

L’ascesa continua della Turchia

In quest’articolo, Selcuk Gültaşlı, attraverso un rapido monitoraggio degli umori dell’opinione pubblica turca ed internazionale, riepiloga il nuovo corso della politica estera della Turchia, analizzata anche nello speciale del quotidiano il Foglio, del 6 novembre 2009, intitolato: ”Stiamo perdendo la Turchia” http://www.ilfoglio.it/soloqui/3797, conseguente al suo recente spostamento verso l’asse eurasiatico, dopo l’accordo South Stream stipulato con la Russia, di cui l’Italia è stata co-protagonista. Così come al suo recente accostamento al potente vicino iraniano. Gültaşlı commenta l’approccio delle più importanti testate giornalistiche americane, come il Wall Street Journal e il New York Times, in cui rispettivamente il primo paventa l’uscita dalla NATO da parte della Turchia, mentre il secondo ne esalta l’attivismo. Si pone la questione inerente alla “messa a punto” di una definizione precisa, da parte del governo, di una politica estera in linea con valori condivisibili.

 

Titolo originale: 'Türkiye'nin yükselişi ve yükselişi'

 

 

di Selcuk Gültaşlı


http://www.zaman.com.tr/yazar.do?yazino=913435&title=turkiyenin-yukselisi-ve-yukselisi

 

 

 

Le testate giornalistiche dei quattro angoli del mondo hanno recentemente pubblicato una serie di articoli riguardanti la Turchia che vertono su un’unica questione: Che cosa voglia fare la Turchia della sua politica estera.

Tuttavia, perfino esperti molto avvezzi ad analizzare la politica estera turca si trovano in difficoltà. Da una parte abbiamo i protocolli sottoscritti con l’Armenia e dall’altra accordi di “consiglio comune” con il premier greco. Aperture di riappacificazione con i curdi di casa, concomitanti a negoziati con il Governo regionale del Kurdistan iracheno; da cui emerge il quadro di una Turchia che organizza riunioni di consigli di gabinetto comuni, toglie il visto d’ingresso con la Siria, definisce progetti di nuove pipeline con la Russia, annulla le esercitazioni militari con Israele, infischiandosene delle reazioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea e che, al contempo, si fa carico delle difese dell’Iran ponendosi contro l’Occidente.

Oggi il mondo festeggia la caduta del muro di Berlino, ovvero il ventesimo anniversario della fine della guerra fredda ed è alla ricerca di un tentativo per sintonizzare la propria sensibilità con quella degli Stati Uniti, evitando di urtare troppo la loro politica estera già posta all’indice.

E, mentre l’Occidente cerca di interpretare e definire la nuova politica estera della Turchia, anche la Turchia si sforza di sintonizzarsi su una propria definizione precisa, ovvero su una “messa a punto”del concetto.

Quanto ad Erdoğan, credo di intuire a cosa si riferisca quando si proclama garante dell’Iraq e “amico” di Ahmadinejad. Non gli si può dar torto allorché denuncia l’arroganza dell’Occidente nei confronti dell’Iran, continuamente minacciato di attacchi preventivi senza che ci sia la minima conferma della sua produzione di armi nucleari, mentre sugli armamenti nucleari di Israele non si proferisce parola.

Tuttavia, il fatto di enfatizzare l’eterogeneità di fini dell’Occidente, rendendosi al contempo garante del binomio Khamanei-Ahmadinejad, che inganna il proprio popolo con l’aggravante di essere coinvolto nei brogli elettorali del 12 giugno scorso, dimostra che una definizione esatta di “messa a punto” non sia stata formulata.

D’altra parte, sia gli analisti occidentali che quelli orientali, entrambi fiduciosi in una pronta soluzione delle questioni di “messa a punto”, concordano nel ritenere che la Turchia rappresenti la forza emergente della regione. Tant’è che mentre in Oriente si odono frasi del tipo: “Abbiamo maggior bisogno di leader come Erdoğan. I nostri capi di governo debbono prendere esempio da lui”, in Occidente emergono i due fronti.

Da una parte quelli difendono la necessità della Turchia di rimanere ancorata all’Occidente e di essere alleata di Israele, interpretano queste aperture come un’agenda segreta del partito AK, palesantesi in extremis ed asseriscono che il partito “islamista” AK allontani il paese dall’Occidente, che l’ordine laico si trovi in pericolo e che la Turchia debba nuovamente interrogarsi sulla propria partnership con la NATO. Ed altri che non nascondono l’urgenza di un nuovo intervento dell’esercito nella politica (WSJ- David Schenker, 5 novembre 2009).

Dall’altra i rispettabili europei, noncuranti della questione inerente alla “messa a punto” di una definizione, che esaltano i rapidi successi della politica estera turca nella regione, scevra degli errori dell’Occidente, che, agendo come un soft power, conduce operazioni chirurgiche in una situazione conflittuale “congelata”.

Ad esempio quest’articolo preso a prestito da un giornale inglese esordisce scrivendo: “La continua ascesa della Turchia”. “Una Turchia emergente che in Medio Oriente sta riscrivendo le regole dei giochi di potere in una maniera positiva e non aggressiva. Questa è una delle poche situazioni intelligenti in un Medio Oriente turbolento e sempre pronto ad infiammarsi. (NYT-Patrick Seale- 4 Novembre 2009)”.

Da parte nostra auspichiamo che la determinazione della “continua ascesa della Turchia” che ispira titoli del tipo: “Ascesa e crollo dei grandi poteri”, non sacrifichi la questione della “messa a punto” di una definizione.

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 21 Novembre 2009 11:00
 

Il Grigiocrate

Notizie flash

Fonte: Ragionpolitica.it (08.09.2010)
Autore: Andrea Forti

Venerdì 10 settembre il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è atteso nella città russa di Yaroslavl per partecipare all'edizione 2010 del «Forum politico mondiale sullo sviluppo democratico e i criteri di efficienza dello Stato moderno», un evento che vedrà fra i 450 partecipanti, dalla Russia e da tutti i Paesi del mondo, anche il presidente sudcoreano Lee Myung-bak e l'ex primo ministro giapponese Yukio Hatoyama.

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