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Tehran, Istanbul e Damasco PDF Stampa E-mail
Scritto da Ermanno Visintainer   
Martedì 03 Novembre 2009 12:53

Tehran, Istanbul e Damasco


Un interessante articolo di Gassan Şerbel, pubblicato sul quotidiano ZAMAN, il 30-10-2009, che ci illustra i retroscena della visita del premier turco a Tehran, il 26 e il 27 ottobre, e delle recenti relazioni fra Turchia, Iran e Siria.

L’Iran ha incontrato il premier turco, Recep Tayyip Erdoğan, con il sorriso sulle labbra, senza porre alcuna condizione preliminare: né quella di uscire dall’ombrello protettivo della NATO, né di recidere le relazioni di una tumescenza cancerosa che occorre estirpare fino alle radici e nemmeno quella di troncare i rapporti consolidati con il “grande Satana”.

 

 

Di Gassan Şerbel

Titolo originale: Tahran, İstanbul ve Şam

http://www.zaman.com.tr/haber.do?haberno=909401&title=yorum-gassan-serbel-tahran-istanbul-ve-sam

 

Già prima della visita, Erdoğan aveva inviato a Tehran alcuni messaggi significativi, quali: l’annullamento della partecipazione israeliana alle esercitazioni aeronautiche e l’interdizione agli aerei militari israeliani dello spazio aereo turco, il sostegno al diritto dell’Iran di possedere una tecnologia nucleare avente finalità pacifiche, la disapprovazione rispetto all’atteggiamento “fazioso”, da parte occidentale, verso questo dossier, ed infine un’annotazione a considerare un“esempio di follia” qualsivoglia operazione militare rivolta contro l’Iran…

Da parte sua l’Iran ha accolto il suo ospite con grande cordialità, sebbene non sia un segreto che la Turchia rappresenti il suo maggior rivale nella regione.

Del resto, sia nella regione che fuori, le convenzioni turche fondate su elementi di sostegno, di fermezza e di chiarezza sono maggiormente attrattive rispetto a quelle iraniane basate sul conflitto e l’opposizione. Si appoggiano all’idea di modificare il quadro attraverso la persuasione ed i numeri, non attraverso armamenti missilistici e recriminazioni. Ma l’Iran è anche consapevole di essere il padrino dei negoziati fra Siria e Israele intrapresi da Erdoğan, così come di avere voce in capitolo per realizzare momenti di cooperazione fra Turchia e Siria successiva alle frizioni e al posizionamento di mine lungo il confine dei due paesi, infine di essere l’ago della bilancia di un eventuale inasprimento delle relazioni turco-siriane.

Nonostante tutto ciò, l’Iran ha accolto con il sorriso sulle labbra Erdoğan, amministratore esemplare delle istituzioni di uno stato laico avente radici islamiche. Durante il meeting, mentre coesione, profitti, accordi commerciali e il signore del Cremlino infervoravano l’atmosfera, per evitare il congelamento con l’Europa c’era la presenza del gas naturale.

Il contenuto di ciò che l’ex sindaco di Tehran, Mahmud Ahmedinejad ha riferito all’ospite, l’ex sindaco di Istanbul, è di importanza primaria. Egli ha offerto alla Turchia una possibilità di costruire con l’Iran un “nuovo sistema regionale”, specificando che ridurrà il “vuoto delle cooperazioni all’interno della regione e che porrà fine ai piani dei nemici esterni”.

Il lettore rammenterà che mentre gli Stati Uniti sono in procinto di lasciare l’Iraq, l’Afghanistan è oppresso da una guerra senza speranza, che il Pakistan è scivolato verso un abisso di violenza e che le apprensioni intorno all’arsenale pakistano hanno fomentato pericoli di frammentazione e indebolito il governo centrale.

Conseguentemente l’Iran avanza alla Turchia una proposta di cooperazione per riempire questo vuoto. Epilogo di questa volontà appare essere l’impossibilità, da parte del dossier iraniano, di disinnescare l’imminenza del conflitto inerente allo stesso fra Iran e Occidente e Iran e Israele. Curioso è altresì il fatto di porre sul tavolo dei negoziati turco-iraniani il futuro della regione prescindendo dalla componente maggioritaria dei popoli della regione, ovvero degli arabi, frammentati sia al loro interno che nelle questioni regionali.

Del resto che possono fare gli arabi dinnanzi a questa contesa fra il vuoto e l’appello verso la creazione di un nuovo sistema regionale? La prima cosa che viene in mente è la premura, da parte del re saudita Abdullah Bin Abdulaziz, ad intensificare la riconciliazione fra gli arabi della regione. Quindi di vedere come configurare il summit Arabia Saudita - Siria che si terrà a Damasco e di normalizzare le relazioni all’interno del vertice trilaterale Egitto - Arabia Saudita - Siria.

Peraltro gli arabi possono anche beneficiare sia dalla posizione della Siria che dalle relazioni turco-iraniane. Senza la Siria, l’Iran perderebbe la sua posizione lungo il limes con Israele, attraverso il Mar Mediterraneo e il Libano Meridionale. E questa perdita accrescerebbe le difficoltà nella regione. Mentre la Turchia, senza Siria, perderebbe la possibilità d’accesso al cuore del mondo arabo. Perciò questa posizione conferisce forza e chance alla Siria. La forza del contributo di una regione araba emergente garantirebbe l’integrazione della componente araba al nuovo sistema regionale.

Nondimeno la possibilità che all’interno di un ruolo regionale, le dinamiche arabe s’avvicinino alle convenzioni della Turchia piuttosto che a quelle dell’Iran, è maggiore. E questo in concreto significa che la partecipazione degli arabi al progetto procede di pari passo con la rapida creazione di un governo in Libano, con il ripristino degli sforzi per una riconciliazione con la Palestina e attraverso la realizzazione di un pensiero comune che difenda l’arabismo e l’integrità dell’Iraq. Il che, quantomeno, condurrà ad una “classificazione delle problematiche” all’interno degli stessi arabi riguardo alle grandi questioni d’attualità. Inoltre, una Siria che possa dialogare con Tehran e Istanbul, per quanto consolidantesi verso i rapporti trilaterali con altri paesi arabi, può giocare un ruolo determinante in questo processo.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Novembre 2009 06:58
 

Il Grigiocrate

Notizie flash

L’articolo di Süleyman Kurt, giornalista di Zaman online, pubblicato il 04 Ottobre 2008, riferisce di un viaggio di Erdoğan in Mongolia e Asia Centrale, interrotto bruscamente a causa di tensioni interne alla Turchia.

A prescindere dall’esito delle visite ufficiali lo scritto desta un certo interesse per le tematiche ivi contenute. Il giornalista riepiloga il punto di vista di Ankara nei confronti di quest’area del mondo, le cui finalità lungi dall’essere meramente economiche sono altresì culturali.

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