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Markus Vallazza PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 12 Ottobre 2009 17:35

BIOGRAFIA
1936 Markus Vallazza nasce ad Ortisei – Val Gardena l’8 agosto.
1948 – 1955 Inizia giovanissimo con la scultura a bottega dal fratello Adolf. Nello studio di zio Domenico Moroder impara architettura per interni di chiese.
1956 – 1958 Studia a Firenze all’Istituto d’Arte Porta Romana sotto la guida del prof. Razzini. Conosce lo scrittore tedesco Paul Tiess che lo inizia al teatro, alla musica, alla letteratura. Agli Uffizi conosce Oskar Kokoschka. Si reca a Parigi dove frequenta dei corsi di disegno. Conosce lo scultore Alberto Giacometti.

1962 – 1969 Insegna alla Scuola d’Arte di Ortisei. Effettua molti viaggi in Europa, Stati Uniti, Unione Sovietica, Africa del Nord e Medio Oriente. A Londra conosce lo scultore Henry Moore.
1970 – 1975 Fa parte della "Secession" di Vienna. A Venezia incontra Ezra Pound, a Roma ha modo di conoscere P. P. Pasolini, Alberto Moravia, Dacia Maraini, l’artista Cremonini e l’attrice Monica Vitti.
1976 – 1984 Prolungati soggiorni di studio a Parigi, Salisburgo, Berlino, Vienna, Augsburg. Esegue nel  1979 in Val Gardena alcuni ritratti del Presidente Sandro Pertini.
Dal 1985 Vive e alterna periodi di lavoro a Bolzano e Vienna.
1990 – 1991 Riceve l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. A Salisburgo è docente di disegno alla Sommerakademie.
1994 – 1997 A Vienna nel suo atelier mostra al violoncellista Rostropovic il progetto Dante. Ultimati i lavori sull’Inferno dantesco, li espone al Museo Rupertinum di Salisburgo. Inizia i lavori sul secondo regno dell’oltretomba, il Purgatorio.
1998 Riceve ad Innsbruck l’Ehrezeichen des Landes Tirol.
1999 – 2000 Menzione speciale al concorso "Leonardo Sciascia amateur des estampes" di Milano, con l’opera "Gargantua e Pantagruel".

A Parigi incontra il critico e direttore del Museo Picasso Jean Clair e l’artista Antonio Zoran Music. Mostra loro una serie di incisioni ed il libro dei Personaggi n° 1, ricevendo lodevoli consensi. Espone al Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck l’Inferno e il Purgatorio. Terminati i lavori sulla Divina Commedia, espone le opere dedicate al ciclo dantesco nel Castello Katzenzungen di Prissiano – Tesimo.

L'ARTE DI INDIARSI
di Daniele Lazzeri - comparso su Vox Populi n.° 11

Un punto vidi che raggiava lume
acuto si…» in questo cielo
che mente d’uomo ne restò confusa.

Ezra Pound Canto XXXVIII


In un mondo sempre più in preda ad imbrattatori di tele ed affollato da mercanti di croste, è ancora possibile ritrovare l’Arte nel suo concetto più alto, che è allo stesso tempo, e fuori dai paradossi, anche il più profondo. E’ questo il caso dell’artista altoatesino Markus Vallazza, allievo di Kokosckha alla Shule des Sehens che, dopo aver trasposto graficamente le opere di grande autori come Ovidio, Edgar Allan Poe, Kafka e Cervantes, si è avvicinato alla Divina Commedia in un momento personale travagliato ed attraversato da una profonda crisi esistenziale.

È proprio quando Vallazza si rende conto di essere piombato lui stesso nella “selva oscura ove la diritta via era smarrita” che un nuovo universo gli si pone dinnanzi e lo sprona a cimentarsi in un’opera titanica, quella dell’illustrazione della Commedia dantesca. E Markus Vallazza nell’arco di dieci anni, tra il 1994 e il 2004, realizza questo immenso lavoro, composto da 300 incisioni, nove album di schizzi e un centinaio di disegni. Lo fa con spirito di abnegazione, con ostinata volontà, quella directio voluntatis tanto cara ad Ezra Pound, il Dante Americano, l’Omero del Novecento.

E non è un caso che sia proprio l’autore dei Cantos ad accompagnare Vallazza “tra la perduta gente”, consentendogli contemporaneamente di compiere un vero e proprio processo di autoiniziazione, di vivere la creazione della sue opere als hinneres Erlebnis, e cioè come un’esperienza interiore, dove il Pound/Virgilio accompagna il Vallazza/Dante fino a rivedere la luce, espressione della volontà divina, che “radiando, lui cagiona” (Par. XIX, 90), che sola dunque è causa del bene.

Markus Vallazza, dopo averlo conosciuto a Venezia, si affida al volto profetico ed immaginifico di Pound per attraversare la Commedia. Ma quella di Pound non è una nuova religione così come la si può intendere nell’etimologia latina del termine: relegere (raccogliere), qui si tratta di liberare delle forze, non è una nuova filosofia, non è nemmeno un puerile tentativo di sincretismo fideistico. Non è tutto questo e non lo vuole essere. Quella poundiana è una vera e propria poiesi mistica, un’estatica comprensione dell’Io cosciente. Le sue sono immagini («imo-ago»: agisco dal profondo[1]), visioni del Divino metamorfizzate in profetiche percezioni dell’Assoluto. L’universo cosmogonico poundiano, l’ezuverso mistico per l'appunto, lo fa addentrare, novello Dante, nell’inferno dei Cantos, quello dell’Usura innanzitutto che porta al

«duol che sovra Senna
induce, falseggiando la moneta»[2]


Pound riprende questo passo dantesco nel distico al Canto XXXVIII, ed è singolare notare che questi strali di Dante Alighieri rivolti a Filippo il Bello non riguardano solo la colpa di aver coniato monete per un valore reale inferiore a quello nominale allo scopo di sostenere le spese militari, ma vi è un parallelo interessante con un altro passo (Purg. XX 85-93) nel quale lo stesso Filippo viene accusato di aver deriso il Cristo nella figura del pontefice Bonifacio VIII, a causa della sua deportazione ad Anagni, e di essere il reale mandante della definitiva messa al bando, con annesse persecuzioni, dell’Ordine cavalleresco dei Templari, ufficialmente soppresso nel 1312 da Clemente V ma già realizzato nella sostanza nel 1307, con il sequestro di tutte le loro ricchezze, da parte di Filippo il Bello.

Pound come Dante dunque, attraversa, in un processo di katabasis, gli stadi dell’Opus Magnum, la «Grande Opera» per giungere alla bianca purificazione in un afflato palingenetico che mira alla realizzazione del Paradiso per l’uomo:

«A man’s paradise is his good nature»
sd/ Kati
«panis angelicus» Antef
two 1/2s of a seal[3]


Nel quale Confucio si fonde con un editto sacro egizio. Mary de Rachewiltz commenta questo passo dei Cantos, assegnandogli una profonda valenza non solo letteraria ma decisamente mistica: «Sta in questo l’apporto a una nuova lettura di Dante: il metodo ideogrammatico allarga i confini. Il concetto dell’uomo nato buono disinnesca la bomba della maledizione biblica»[4]. «È, in certa misura, – sostiene a tale proposito Boris de Rachewiltz – il tentativo di divinizzare l’umano (cioè di renderlo il migliore possibile) e di umanizzare il divino (cioè di renderlo accessibile e possibile agli umani); un rapporto di osmosi tra il mondo divino e quello umano»[5]. È il dantesco indiarsi, il divenire dio, il mitico ponte, il viaggio misterico tra l’uomo e la divinità trascendente per raggiungere il vero paradiso:

«Le paradis n’est pas artificiel,
L’enfer non plus»[6]


Lo stile indubbiamente evocativo dell’opera di Markus Vallazza, lo pone a pieno titolo nel panorama dei grandi artisti delle nostre terre e gli fa assumere la giusta dimensione nel solco della Kultur europea. Le sue rappresentazioni, colgono l’essenza della Divina Commedia, ne tracciano inequivocabilmente il percorso interiore e associano ad un testo medievale raffigurazioni che da un lato sbeffeggiano personaggi invisi all’autore (vescovi, politici, generali) e dall’altro evidenziano grandi autori per i quali Vallazza, in qualche misura, prova sentimenti di stima e riconoscenza. Emblematici in questo senso i lavori Dante, Virgilio, Freud, Nietzsche, Joyce, Markus (1995) o l’illustrazione del Canto XX del Paradiso, nel quale tra le ali di un’aquila imperiale si possono scorgere alcuni di questi personaggi.

La metafora dell’opera di Markus Vallazza è dunque il viaggio, il viaggio attraverso autori e testi cari all’artista, ma soprattutto è la metafora del viaggio della vita, del cammino interiore da compiere con il sacrificio (il farsi sacro) buttandosi alle spalle quell’umano troppo umano fino a compiere il dantesco indiarsi, attraverso quegli insegnamenti che Ezra Pound ci ha donato con la sua vita e la sua opera: curiositas, humanitas, sinceritas.

 

 



Note:
[1] Questa la traduzione data dal Boris de Rachewiltz ne L’Elemento Magico in Ezra Pound (Edizioni All’insegna del pesce d’oro. Milano 1965). In Introduzione alla Magia quale Scienza dell’Io invece, in uno studio a firma di Oso (il poeta Arturo Onofri), viene data una diversa definizione: «imum ago = imago = agisco, opero per imum, per profondità», che assume un significato diverso, quella di “agire l’interno”, entrando nella sfera del tempo psichico.
[2] Dante Alighieri La Divina Commedia. Par. XIX – 118.
[3] «Il paradiso di un uomo è la sua buona natura» disse Kati/ «panis angelicus» Antef/ due metà di un sigillo. In Ezra Pound I Cantos. XCIII, p.1197.
[4] Mary de Rachewiltz Radiando lui cagiona. In AAVV Dante e Pound. Longo Editore, Ravenna 1998 p.29.
[5] Boris de Rachewiltz L’elemento magico in Ezra Pound. Edizioni All’insegna del pesce d’oro. Milano 1965, pp. 21-22.
[6] Ezra Pound I Cantos. LXXVI, p. 905.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Ottobre 2009 17:59
 

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