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Visita del Presidente della Mongolia, Elbegdorj Tsakhia, al Palazzo del Quirinale PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Lazzeri   
Martedì 01 Novembre 2011 08:31

Autrice: Enkhmaa Enkhbat

Su invito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il giorno 17 del mese corrente, si è svolta la visita ufficiale del Presidente della Mongolia Elbegdorj Tsakhia presso il Palazzo del Quirinale.
Dopo la cerimonia di benvenuto, i due Presidenti hanno dato il via alla riunione. All’inizio Ts. Elbegdorj si è rivolto a Napolitano ed a tutti i presenti pronunciando le seguenti parole:

“Auspico  che si pervenga ad uno sviluppo proficuo nelle relazioni fra nostri due Paesi”. “Le relazioni tra Italia e Mongolia risalgono a molti secoli fa allorché gli antenati di entrambe le nazioni erano detentrici di imperi grandiosi. Esistono testimonianze di rapporti avvenuti nel XVII secolo fra cattolici romani e noi mongoli, quindi memorie e documenti, lasciatici da questi che sono stati conservati come tesori del nostro Paese”.
Quindi proseguendo con l’economia: “Anche oggi, attraverso questa mia visita, ci accingiamo a sottoscrivere dei documenti che segneranno la storia. È nostro intento sviluppare la collaborazione tra i nostri due Paesi in tutti i possibili settori dell’economia, soprattutto quello dell’agricoltura, dell’allevamento, della lana, del cashmere e della pelle. La Mongolia ha interesse ad esportare nel mondo prodotti di cashmere e di pelle realizzati mediante la tecnologia ed il design italiani. Vorrei ringraziare il Governo italiano che col fondo di fiducia ci ha permesso di raggiungere un grande successo nel settore della carne. E confermo la nostra intenzione a portare avanti questo progetto in futuro.”

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I nostri 60 milioni di mandolini contro un'Europa senz'anima PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 28 Ottobre 2011 11:36

Autore: Pietrangelo Buttafuoco
Fonte: Il Foglio, venerdì 28 ottobre 2011

Tutto un diremo, faremo, vedremo è questa Europa cui ancora manca un citofono dove andare a suonare per farsi ricevere. Tanto è vero che non esiste come Stato e se tale dovrebbe essere non si capisce come possa farsi patria, nazione (e sangue e suolo), solo sommando tanti Stati nazionali - battenti bandiere proprie - e non già i popoli.

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La morte di Gheddafi, un'indegna esecuzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Lazzeri   
Domenica 23 Ottobre 2011 08:04

Autore: Pietrangelo Buttafuoco
Fonte: Panorama

Quello del colonnello Gheddafi è un omicidio, bisogna avere il coraggio di chiamarlo con il suo nome. E non siamo all’altezza di questo nemico perché ci manca il coraggio di dichiararci assassini.

Non lo siamo stati quando abbiamo lasciato impiccare Saddam Hussein. Ancora qualche minuto prima gli americani ci facevano bisboccia col satrapo irakeno, lo tenevano al guinzaglio come cane da guardia contro la Repubblica islamica d’Iran ma quando hanno deciso di metterlo a morte lo hanno buttato nel cesso del male assoluto senza tenere conto del contrappasso: Saddam, infatti, gli si è rivelato in dignità e onore davanti al cappio e non siamo stati degni di quell’amico diventato per puro interesse un nemico, perché siamo rimasti a guardarcelo appeso, lasciandogli appesa, sul bavero del suo cappotto, tutta la nostra vergogna. Non uno schianto, non una lagna. Messo a morte senza concedere un lamento, così Saddam.

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Onore e armi in pugno. Come sanno morire i nostri nemici, nessuno PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Lazzeri   
Venerdì 21 Ottobre 2011 08:06

Autore: Pietrangelo Buttafuoco
Fonte: Il Foglio

Come sanno morire i nostri nemici, nessuno. Come ha saputo morire il rais, armi in pugno, lo sapevano fare solo i nostri. Come a Bir el Gobi quando con onore, dignità e coraggio sorridevano alla morte. Fosse pure per fecondare l’Africa.

Sarà tutto tempo perso, dunque, sporcarne gli ultimi istanti, gravarne di dettagli i resoconti e anche quel disumano reportage sul volto fatto strame – tra sangue e calcinacci – non potrà spegnere il crepitare della mitraglia. Perché come ha saputo morire Muammar Gheddafi – così ridicolo, così pacchiano e così a noi ostile – come ha saputo farsi trovare, straziato come un Ettore, solo il più remoto degli eroi dimenticato nell’Ade l’ha saputo fare.


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Why Syria needs more caution than Libya PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 31 Agosto 2011 14:31

Pubblicato dall'ORSAM - Centro di studi strategici per il Medio Oriente
Autori: Daniele Lazzeri & Ermanno Visintainer
Link:
http://www.orsam.org.tr/en/showArticle.aspx?ID=766 (en)
http://www.orsam.org.tr/tr/yazigoster.aspx?ID=2561 (tur)

Since some weeks the international public opinion and the media are questioning themselves about the soft attitude held by the world powers towards the firm response of the government of Bashar al-Assad against the internal Syrian rebellions.

In order to understand the uniqueness of the situation in Syria it’s sufficient to rely on the geography. Just by observing a political map of the Middle East, in fact, we can see as a country bordering to the north by Turkey, to the west by Lebanon and Israel, Jordan to the south and east by Iraq, would represent an area of extreme sensitivity for the Middle East’s balances. And this, without mentioning the fact that the opposite island situated in the Mediterranean Sea is called Cyprus, which in 2012, will assume the Presidency of the Council of the European Union. Anyway a still divided Cyprus, about which the Turkish Foreign Minister, Ahmet Davutoglu, has already announced that in the absence of an agreement on the reunification of the island, Ankara could not acknowledge the role of President of the EU.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Settembre 2011 10:13
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A cura dell'Ambasciata della Repubblica del Kazakhstan in Italia

Il Kazakhstan, immenso stato centroasiatico, si prepara alle elezioni legislative. Secondo i sondaggi, il popolo è ancora una volta pronto a dare la sua preferenza al partito al governo.

Al presente, tra tutti gli stati dello spazio post-sovietico il Kazakhstan è considerato un “enigma”, infatti nonostante il paese sia abitato da più di 140 etnie diverse che professano 30 fedi religiose differenti, la repubblica è ancora oggi l’unico stato della CSI immune da conflitti interetnici e interreligiosi.

Inoltre, nei venti anni trascorsi dall’indipendenza, il Kazakhstan ha ottenuto invidiabili successi nello sviluppo economico. Mentre nel periodo sovietico aveva come unico ruolo quello di fornitore di materie prime dell’Unione, oggi la repubblica è diventata uno stato industrializzato e sviluppa dinamicamente la sua produzione manifatturiera. Secondo le previsioni della società inglese di auditing, Ernst&Young, nei prossimi cinque anni il Kazakhstan sarà una delle prime tre economie del mondo per crescita del PIL che raggiungerà il 7% annuo.

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