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Roberto Perini PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 12 Ottobre 2009 17:18

BIOGRAFIA
Roberto Perini è nato nel 1952.
Ha compiuto gli studi presso l’Istituto Statale d’Arte di Trento e conseguito la maturità artistica con il massimo dei voti, proseguendo poi la formazione artistica nell’ambito della conservazione e valorizzazione dei beni storico-artistici a Bologna e a Verona.

Sin da giovanissimo ha indagato ogni tendenza espressiva artistica, poetica e letteraria; nelle sue opere è facile trovare nell’immagine un testo poetico appositamente elaborato, non tanto per fornire a chi guarda la lettura dell’immagine, quanto per fissare in parole la sensazione. Già durante gli ultimi anni di scuola superiore aveva aperto a Trento uno studio d’arte con gli artisti Paolo Decarli e Piermario Dorigatti. In quegli anni ha partecipato a diverse collettive, tra cui l’esposizione “Artisti Trentini, situazione 1974” tenutasi a Palazzo Pretorio a Trento, “Matite di confine” a Foligno e numerose presso lo studio Andromeda di Trento. Nel secondo quinquennio degli anni Ottanta è entrato a far parte del gruppo di artisti “Guernica”, e come presidente ha promosso a Pergine diverse mostre, sia degli artisti del gruppo, lui compreso, che di altri artisti trentini. Nel dicembre 1989 ha promosso assieme a Pierluigi Negriolli la mostra: “Nel Tempo e nella Leggenda. Luoghi, momenti e presenze nel tempo remoto e in un futuro lontano” presso la Sala del Palazzo della Regione di Trento, dove l’opera d’entrambi ha sondato questi temi. Negli anni sucessivi ha continuato la sua attività espositiva e nel 1999 il Comune di Sarnonico gli ha organizzato una personale presso Palazzo Morenberg. Le sue opere sono presenti in collezioni private in Italia e all’estero, il suo studio è a Pergine, dove vive.

 


UN ARTISTA PERGINESE

di Marta Scalfo - comparso su Vox Populi n.° 4

Molti conoscono Roberto Perini per la sua competenza storico-scientifica nel campo dell’arte antica e moderna con la quale opera in svariati settori: come funzionario della Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici di Trento nella supervisione dei lavori di restauro, come docente universitario di restauro dei dipinti presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Trento, come perito d’arte per la valutazione delle opere, come esperto nel campo antiquariale ed in genere come appassionato dell’arte.

Pochi invece sanno che egli è anche un artista, perché parla di sé o mostra le proprie opere solo se sollecitato. Per la verità diversi artisti trentini della sua generazione o più anziani lo conoscono, poiché ha sempre mantenuto i contatti con i protagonisti dell’arte trentina contemporanei, ma in pubblico simostra raramente, esclusivamente se invitato, visto che a lui l’arte interessa soprattutto nella sua intima dimensione creativa e non come produzione legata alle logiche di mercato. La sua non è infatti un’arte che subito si comprende, poiché non è semplice trascrizione del reale, non è astratto decorativismo, non è emulazione dei modelli contemporanei più in voga, ma è l’espressione di una ricerca profonda condotta in una dimensione esclusivamente personale.

Pertanto la diffusione delle sue opere non segue i canali tradizionali del mercato d’arte, ma privilegia i rapporti interpersonali con chi comprende e condivide la sua dimensione culturale. In un’epoca di globalizzazione generale, che ha uniformato anche le espressioni artistiche, e diffuso prodotti seriali non eseguiti dagli artisti ma solo ideati e poi fatti realizzare da terzi, Perini ritiene che l’espressione diretta del proprio mondo interiore, estremamente diverso, debba essere considerata ancor’oggi, come del resto succedeva in passato, un elemento distintivo di creatività.

Il perlustratore mimetico Perini vive la pittura come un’inseparabile compagna di vita, la motivazione esistenziale più forte, il mezzo comunicativo che permette all’uomo di fissare idealmente la sua traccia, le emozioni del suo vissuto in un attimo d’eternità. Della corsa nel tempo, che ogni uomo suo malgrado è costretto a compiere, possono restare fotografie, immagini che testimoniano la fisicità, le metamorfosi fisiche di una persona, ma anche scritti, disegni, creazioni strettamente collegate al modo di essere e di percepire la realtà. Sono queste le testimonianze che più interessano a Perini: le tracce personali indissolubilmente legate ad un momento irripetibile dell’esistenza, nelle quali l’uomo riesce a fissare quell’emozione, quello stato d’animo, quelle sensazioni, la cui intensità si modifica già nell’arco di un disegno, di una poesia. La vera pittura, per lui, non può dunque assecondare le richieste del mercato, perché non nasce su richiesta di una committenza esterna, e non può rimanere ancorata ad una tipologia costante, perché mutevole è l’animo di ogni uomo e a maggior ragione quello dell’artista che vive sensazioni più amplificate, più forti.

Ogni momento creativo di Peri i racchiude pure il tentativo di ritrovare l’identità sin dalle origini, in quel passato che può essere sia lontanissimo che recente, di cui gli evocatori appaiono ormai come fossili dimenticati, sospinti in luoghi remoti dalla marea del frenetico quotidiano. La natura con le sue forze secolari offre all’artista innumerevoli forme modellate, graffiate, scolpite dai secoli e dagli eventi, che trovano una nuova collocazione nella trasformazione che la creazione artistica suggerisce: il manto secolare viene scomposto e ricreato dall’artista per fissare nel disegno l’aspra sostanza dell’uomo-natura dai sembianti angolosi ed arcaici.

Nel mondo figurativo di Perini è quindi insita anche la consapevolezza della propria storia, giacché le forme sono il risultato dell’osservazione concreta degli elementi “eterni” presenti nella natura che vengono trasfigurati non attraverso un distacco visionario, ma sulla base dei riflessi che gli accadimenti quotidiani determinano nelle sensazioni del pittore. Così la guerra coi suoi morti lo spinge a realizzare nel disegno quello che rimane di uno spazio vissuto, o un rinnovamento, un’altra esistenza come una Nuova Primavera. Nella natura come nell’arte si realizza infatti la dimensione circolare del tempo cosmico e nell’eterne forme delle stagioni può incarnarsi l’uomo, come essere mimetico che prende la forma per diventare l’artefice del regno che sta indagando, per essere partecipe e dominatore della natura. Per questo in ogni pittura è sempre presente l’io spettatore-partecipe di quella realtà che della stessa assume le parvenze più inusuali in una dimensione fantastica-magica. Anche la scrittura diviene parte integrante dell’opera, assumendo al contempo il valore di segno grafico e parola evocatrice.

La continua ricerca di stimoli espressivi trova soddisfacimento, secondo Perini, nella natura poiché essa racchiude i simboli dell’esistere in tutte le sue trasformazioni: elementi che nascono, muoiono, si rinnovano, presenti in forma minimale (piccoli anfratti, rami, foglie, minime masse), o nella vastità che l’occhio umano può percepire (cieli, spazi aperti, distese d’acqua). Dentro questi elementi è racchiuso il senso della vita, la risposta a quell’interrogativo che da sempre arrovella la mente umana, e nella pittura e nel segno grafico l’artista trasmette i simboli dell’esistenza che il tempo e l’uomo continuamente mutano nella forma, ma non nell’essenza.

Da quanto detto risulta evidente che le opere di Perini non si prestano ad una lettura univoca, immediata, scontata, perché in esse sono celate, incarnate in piccoli esseri totemici, o in forme fantastiche, la memoria dell’insaziabile desiderio di conoscere nuove realtà e dimensioni, e la testimonianza della continua ricerca di stimoli culturali ed emozionali. Queste sue parole, riportate su uno dei taccuini che sempre porta con sé per aver modo di fissare in parole o immagini le sensazioni quotidiane, esprimono in sintesi il suo modo di approccio all’atto artistico: «L’altra parte. Dirigersi, spaziare, poi soffermarsi, irritati nei sensi, e vedere l’altra parte, presente, che si schiude, che si espande, che germina in nuova primavera. Confondersi ed essere perlustratori mimetici di paesaggi ed esseri. Il tempo è nuovo, gli elementi si compenetrano, diventa acqua che scorre, vento, terra, roccia. L’altro emisfero sempre nuovo, mai definitivamente creato, alfabeto di figure, segni che sono memoria, dialogo che rimane echeggiante in oasi distanti.»

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Ottobre 2009 19:24
 

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