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31 maggio 2011 / Il Presidente di "Vox Populi" in Kazakhstan PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 08 Giugno 2011 16:32

Il Presidente di VXP, Ermanno Visintainer, è stato invitato alla Conferenza internazionale dal titolo: "20 anni di indipendenza della Repubblica del Kazakhstan: libertà, unità, stabilità, prosperità"

Nella cornice dell'evento, Visintainer si è lungamente intrattenuto a colloquio con il Vice Presidente del Kazakhstan, Nurlan Nigmatulin, per discutere con lui sulla realizzabilità di un'importante progetto editoriale di Vox Populi.

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[Rassegna stampa]
Articolo dell'ORSAM a riguardo

Di seguito il discorso del presidente, Ermanno Visintainer


Kazakhstan: le ragioni di un successo politico, sociale ed economico
Ermanno Visintainer


Il Kazakhstan è oggi, nel panorama delle repubbliche centrasiatiche, un caso emblematico quanto macroscopico di modernizzazione, di benessere e di progresso sociale. E questo a partire dalla sua affascinante e seducente capitale, Astana, simbolo di una sintesi originale ed esclusiva fra tradizione e modernità. Un paradigma che ha tracciato il solco della strategia di questo primo ventennio di indipendenza kazaka, vent’anni sotto la leadership illuminata di un “patriarca”come Nursultan Nazarbayev. “Patriarca” che, però, proprio di recente ha dignitosamente rifiutato la proposta, avanzata dal parlamento di Astana, di indire un referendum per estendere i termini del suo mandato sino al 2020, rigettando l’offerta di una “Presidenza a vita” e preferendo la scelta – definita dallo stesso Nazarbayev: “Una storica lezione di democrazia” – di sottomettersi al giudizio del corpo elettorale un mese più tardi.

Un gesto apprezzato dall’elettorato che ha riconfermato il suo mandato quasi unanimemente. Tuttavia, proprio questo rifiuto della “corona”, del tributo offertogli, riveste una forte valenza simbolica, il cui significato costituisce la cartina al tornasole di una guida politica forte ed assennata, fulgida ed equilibrata, consapevole del proprio operato, scevra di autoritarismo autoreferenziale, quanto piuttosto intrisa di innato carisma.
E questo non è poco soprattutto alla luce dei fatti recenti che stanno sconvolgendo una parte del mondo islamico meridionale. Sorge spontaneo il paragone con l’attuale situazione nordafricana, dove l’effetto domino conseguito alla deflagrazione partita dalla Tunisia, estesasi all’Egitto e ben lungi dall’arrestarsi con la crisi libica, che sta ora spostandosi verso il Medio Oriente. A prescindere dalle differenze storiche, rispetto a questi Paesi, Nazarbayev ha saputo brillantemente traghettare la nazione – che è un vero e proprio mosaico di etnie e di fedi – evitandone i conflitti, sia quelli determinati da fattori endogeni come esogeni, verso una “democrazia” matura. Ovvero verso un sistema di moderna democrazia che procede di pari passo con la riscoperta delle tradizioni e dell’identità nazionale.

A tale proposito va evidenziato il fatto che l’attuale Repubblica del Kazakhstan rappresenta l’unica forma di eredità storica e giuridica della plurisecolare entità statuale del popolo kazako, nonché la naturale estensione della sua struttura politica e statuale. Motivo che ha indotto la leadership del Paese a formulare una Dottrina dell’Unità Nazionale atta a salvaguardare la sua indipendenza e rafforzare la sua sovranità nazionale.
Infatti, la transizione verso la libertà è stata travagliata e la storia recente del Kazakhstan annovera non poche pagine intrise di eventi drammatici, includendo un tempo in cui l’esistenza stessa del popolo, della sua lingua e della sua cultura si trovarono di fronte al rischio dell’estinzione. Tuttavia la nazione kazaka, ha saputo risollevarsi e dopo aver superato queste prove severe, non è soltanto sopravvissuta, ma è anche riuscita a creare un proprio Stato, ottenendo l’indipendenza.

Quindi, al fine di superare la crisi dovuta alla transizione dalla fase sovietica a quella successiva, onde scrollarsi di dosso questo fardello, ha sviluppato la costruzione di nuove relazioni economiche e politiche orientate da un lato verso gli spazi eurasiatici che internazionali, mentre dall’altro verso il consolidamento della società. Tali realizzazioni sono state acquisite sulla base del principio proclamato dalla stabilità politica interna, la pace civile nonché l’armonia interetnica.

"Unità nella diversità" è divenuto uno slogan che costituisce il retroscena comune, così come l’emblema dell’intesa tra i vari gruppi etnici. Il principale risultato conseguito, il simbolo del Kazakhstan, la garanzia e la base per il successo dello sviluppo socio-economico e socio-politico del Paese. E questo approccio prende le mosse proprio dalla specificità delle sue radici, di quel mondo imbevuto di sincretismo religioso e culturale, metabolizzato attraverso la sintesi mistica elaborata da Ahmed Yassawi, di cui il Kazakhstan ne rappresenta oggi come ieri l’epicentro. Una terra dove la leadership, fin dalla notte dei tempi è sempre stata “forte e centralizzata” senza mai tuttavia, assumere le forme di un assolutismo dispotico. Tant’è che – come  puntualizza lo studioso Jean Paul Roux – l’antico mondo turcofono centro ed eurasiatico si è sempre caratterizzato per la fondazione di stati multinazionali e plurireligiosi.

Quest’identità, il moderno Kazakhstan l’ha saputa riscoprire in nome di una tolleranza che non è quella intellettualistica che traspare dal noto aforisma attribuito a Voltaire che recita: “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Piuttosto, tale tolleranza è quella scaturente da una prassi radicata e sedimentata nell’inconscio collettivo e religioso, così come nelle stratificazioni etniche che fino dall’antichità hanno caratterizzato il destino della nazione kazaka e che tuttora sono ivi ravvisabili. Elementi che ad ogni buon conto, rappresentano il prodromo, la prefigurazione anche dell’attuale modalità esplicativa di una democrazia per quanto d’ispirazione occidentale. Un passo essenziale, questo, verso la formazione di uno Stato, la cui conseguente priorità strategica è stata quella di identificare una nuova fase di questo processo da finalizzare alla sua stabilizzazione.

Stabilizzazione che si esplica nella formulazione di una Dottrina dell’Unità Nazionale, basata sul riconoscimento, per tutti i cittadini, di un comune sistema di valori e di principi che sancisca la realizzazione di un destino comune per ciascun cittadino appartenente a quel Paese.
Da qui la necessità di una consapevolizzazione dell’Unità nazionale, dei profondi legami che vincolano l’individuo alla propria patria, che contemplino la prevenzione di qualsivoglia influenza che possa scindere, intaccare o spezzare questa coesione, onde divenire un fattore catalizzante di questo processo. Questo poiché la crescita economica, il progresso sociale e lo sviluppo democratico del Paese sono possibili solo attraverso il consolidamento e la salvaguardia dell’unità sociale.

Ed il Kazakhstan, oltre alla volontà politica ha messo in campo tutte le necessarie risorse economiche e sociali che gli potevano fornire gli strumenti per divenire, oltre che indipendente e sovrano, altresì uno Stato riconosciuto sugli scenari internazionali.

Del resto, successo, prosperità e competitività possono essere raggiunti solo attraverso la modernizzazione di tutti gli aspetti della vita sociale. Attraverso la creazione di basi economiche e giuridiche che favoriscano la crescita economica nonché la rapida formazione di un ceto medio emergente, oltre che ingenti investimenti pubblici nel campo dell’istruzione.
Ed i presupposti di ciò non mancano viste le immense ricchezze minerarie, saggiamente amministrate, soprattutto di petrolio e gas naturale, che fanno del Kazakhstan, secondo tutte le stime, il detentore delle maggiori riserve naturali al di fuori dell’area del Golfo.

Peraltro, accanto all’industria estrattiva, il nuovo ceto imprenditoriale kazako ha dato in questi anni impulso a molte altre attività economiche, favorito anche da un sistema bancario considerato il più solido fra tutti i Paesi appartenenti all’area ex-sovietica. Il reddito medio pro capite è dato, comunque, in crescita, e secondo gli indicatori economici, il Kazakhstan in prospettiva potrebbe diventare uno dei paesi con il più alto reddito medio al mondo.

Inoltre, proprio in seguito agli effetti perniciosi della crisi mondiale, il governo kazako si è fatto promotore, insieme a quello russo, della creazione di una nuova area di libero scambio economico: la Comunità Economica Eurasiatica che oltre a Kazakhstan e Russia, ha aggregato la Bielorussia, Kyrgyzstan e Tajikistan e sta, poco alla volta, integrando tutte le realtà centro-asiatiche e caucasiche. Un’area che promette di divenire, nei prossimi anni, uno dei nuovi centri motori dell’economia e della politica mondiale.
In definitiva tutti questi aspetti non possono far meno di presagire un’intensificazione del dinamismo imprenditoriale, culturale e sociale, peraltro già esistente, che in prospettiva il Paese potrà sviluppare nei prossimi anni a venire.

Volendo, alla luce degli aspetti fin qui esposti, ravvisare una definizione che contempli una sintesi diacronica e storico-culturale del Paese, uno spunto ci pare di individuarlo nelle sue antiche cosmologie, in cui gli elementi universali come il cielo, la biosfera umana e la terra possedevano una propria valenza sacrale, come riportato nell’antica stele di Kültegin1. Oggi il Kazakhstan, artefice di una nuova triade in sintonia con i tempi, che identificando nei nuovi principi di libertà e di unità formulati dalla leadership di questo Paese, un’eco degli antichi elementi, unitamente alla prosperità di una terra, metamorfizzata nelle ricchezze che l’odierno suolo elargisce, possiede tutti i presupposti per realizzare una nuova e dinamica sintesi che lo condurrà a dirigere le redini del proprio destino nella direzione che sarà maggiormente conforme alle sue aspettative ed ambizioni.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Giugno 2011 16:51
 

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