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Un patto ancora più stupido e miope PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Lazzeri   
Sabato 01 Gennaio 2011 12:36

Il Patto che l’allora Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, definì “stupido”, oggi sta diventando anche miope. Per molti anni, infatti, il cosiddetto Patto di stabilità e crescita in vigore nell’Unione Europea non è mai stato severamente applicato. L’accordo, che impone dei limiti precisi e stringenti all’indebitamento e al debito pubblico di ogni singolo Paese aderente all’Ue in rapporto al Prodotto Interno Lordo, non ha trovato, sinora, concreta applicazione, finendo per rappresentare un obiettivo di lungo periodo poco vincolante.

La discussione attualmente in atto presso l’Eurogruppo, invece, ha evidenziato con forza la necessità di rafforzare i vincoli di bilancio per le finanze pubbliche, stabilendo anche delle misure sanzionatorie per i Paesi “non allineati”. L’intento della commissione, formata dai Ministri dell’Economia e dai Governatori delle Banche Centrali dei Paesi dell’Ue, è quello di riscrivere l’architettura della governance economica per gli Stati membri.

Un compito difficile per il Presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, considerando il preoccupante stato del debito pubblico europeo. Sono ben pochi, infatti, i Paesi che rispettano i parametri fissati dal Patto: un indebitamento inferiore al 3 per cento del Pil e un debito pubblico che non superi il 60 per cento della ricchezza nazionale prodotta in un anno.
A molti osservatori l’impianto rigorista di Bruxelles è sembrato un regalo alla Germania che, storicamente, ha fatto del controllo della finanza pubblica un “must”.
Altri Paesi, invece, si troverebbero a dover affrontare cure da cavallo per rientrare nei parametri, oppure finirebbero per dover subire le pesanti sanzioni previste dalla nuova versione del Trattato.
In particolare, l’applicazione dell’obbligo di effettuare un deposito senza interessi presso l’Ue, pari allo 0,2 per cento del Pil. In alternativa, il piano di rientro nei parametri prevede la riduzione dell’eccesso di debito di un ventesimo all’anno. Cifre da capogiro che imporrebbero all’Italia, alle prese con uno stock di debito pubblico pari al 118,5 per cento del Pil, correzioni di bilancio tra i 30 e i 40 miliardi di euro all’anno. Un sacrificio confermato dal Commissario per gli Affari Economici, Olli Rehn, che ha dichiarato come “il nuovo Patto di stabilità, costerà una somma molto significativa all’Italia”.

Tutto ciò alla faccia del rigorista Tremonti, che si sta battendo da qualche mese per far inserire nel Patto il computo non solo dell’indebitamento pubblico ma anche della quota di indebitamento netto rappresentata privati. Un escamotage che consentirebbe all’Italia, forte del contenuto debito privato, di posizionarsi tra le migliori posizioni in Europa. Nell’ultimo incontro dell’Eurogruppo, il Ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, è riuscito a strappare la promessa che dell’indebitamento privato si “terrà conto”.

L’accordo, che dovrebbe entrare in vigore entro la metà del 2011, prevede che le sanzioni, per essere applicate, dovranno essere approvate dai ministri dell’Ue e dal Parlamento Europeo.

Nel frattempo, in molte piazze d’Europa sono scoppiate vivaci proteste contro il rischio di ulteriori tagli alla finanza pubblica. Migliaia di persone sono scese in piazza per gridare il loro no all’austerità. In Spagna si è registrato il primo sciopero generale contro il suo governo di José Luis Rodriguez Zapatero forti tensioni si sono registrate a Madrid e a Barcellona mentre in Francia, il Ministro delle Finanze, Christine Lagarde, ha licenziato il progetto di tagli di bilancio e aumenti di tasse per un controvalore di 100 miliardi di euro, finalizzati a riportare il disavanzo pubblico sotto il fatico 3 per cento.

Il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, nel commentare il sorgere di proteste anche in Belgio ha dichiarato che “Un debito pubblico enorme è antisociale, perché vuol dire che non si possono fare spese nei settori in cui c’è bisogno”. Le teorie liberiste definivano il taglio della spesa pubblica destinato a liberare risorse per gli investimenti con lo slogan “affamare la bestia”. Con i tagli previsti e le sanzioni comminate dal nuovo Patto di stabilità si rischia, invece, di “affamare la gente”.

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Gennaio 2011 12:45
 

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