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Il flagello del narcotraffico/una dura prova per il presidente Calderón PDF Stampa E-mail
Scritto da Mauro Margoni   
Mercoledì 04 Agosto 2010 13:25

Florencia Pereira  LA NACION  04/07/2010

Il flagello del narcotraffico/una dura prova per il presidente Calderón
Sotto il fuoco, Il Messico si reca alle urne
Si eleggeranno i governatori di 12 stati in un un clima di violenza inedita, con assassinati politici attribuiti al crimine organizzato


CITTÀ DEL MESSICO- Candidati e funzionari assassinati, esecuzioni ordinate dai capi del narcotraffico, sparatoie, decapitazioni, fosse comuni. Così, in uno scenario di sanguinosi scontri tra i cartelli della droga, il Messico oggi andrà a votare per eleggere i governatori di 12 stati e autorita locali in altri due.

L’appuntamento elettorale costituisce un virtuale referendum sulla lotta che il presidente Felipe Calderon, del Partido Acciòn Nacional (PAN) ha mosso contro le bande del narcotraffico dal dicembre 2006, quando ha messo in campo le truppe federali e che ha lasciato per le strade circa 26000 morti. Servirà, inoltre, per misurare le forze del governo e dell’opposizione per le elezioni presidenziali del 2012.
L’appuntamento elettorale si realizza nel bel mezzo di un clima sanguinioso. Solo in giugno si sono contate 1200 esecuzioni legate al crimine organizzato, delle quali un centinaio sono poliziotti e militari. Questa cifra ha fatto si che il mese scorso sia stato il più violento della gestione Calderon, secondo la stampa locale.
Questa situazione ha generato timori ed incertezze tra i messicani, che non vedono un futuro di speranze. “Mi sento come se stessi in Colombia. Non mi sarei  mai immaginato un Messico con: “esecuzioni per il narcotraffico”, un candidato assassinato, vedere che i comizi vengono chiamati “narcoelezioni”, mi colpisce molto. Mi fa sentire insicura”, ha detto alla NACION Guadalupe Gutierrez, una venditrice di 45 anni residente nel Distretto Federale (Cittá del Messico).
“Voglio andarmene in un posto più tranquillo, perché vedo che la violenza del narcotráfico è presente in tutta la città”, ha aggiunto.
Ernesto de la Barrera, uno studente di ingegneria di 27 anni, considera che il negozio della droga si è infiltrato in tutti gli ambiti e che combatterlo costerà molti anni.
“Il paese sta cadendo. Il narcotraffico è come il cancro: quando lo combatti in un punto cresce in un altro”, ha detto.
L’omicidio del candidato a governatore di Tamaulipas del PRI, Rodolfo Torre Cantù, intercettato da un gruppo di sicari travestiti con l’uniforme della marina e assassinato a colpi d’arma da fuoco, ha causato la commozione della società la cui sensibilità è già stata ferita dalla spirale della violenza, confermando che le elezioni di oggi in 14 stati saranno segnate dal sigillo del crimine organizzato.

Sotto la minaccia

“In alcuni stati il crimine organizzato decide chi saranno i candidati mediante minacce e omicidi . Per esempio, a Tamaulipas non ci saranno libere elezioni, visto che non si garantiscono le condizioni minime di un processo elettorale legittimo”, ha segnalato alla NACION l’analista politico Jesus Cantú.
Tra gli stati che rinnoveranno il proprio governo locale figurano Chihuahua, Tamaulipas, Durango e Sinaloa, che son tra quelli che ostentano il maggior indice di violenza vincolato con il crimine organizzato. Davanti a questa realtà i candidati hanno dovuto modificare la propria campagna elettorale.
“Ci sono molti luoghi in cui non ci si può recare e non si può fare una campagna elettorale tradizionale su larga scala. Si fa quello che si può attraverso i mass-media e le reti locali”, ha spiegato Cantù.
In alcuni municipi di Tamaulipas dove agisce il “cartel del Golfo” e un gruppo di sicari, gli Zetas, i partiti sono rimasti senza candidati.
Martin Barrón, investigatore dell’Istituto Nazionale di Scienze Penali, ha detto che la spinta del crimine organizzato in queste elezioni è relazionata con il fatto che gli stati chiave del narcotraffico hanno eletto i propri governatori.
“Una delle vie del narcotraffico sul versante del Pacifico, tra Chihuahua , Durango e Sinaloa è chiamata “Triangulo Dorado”. Storicamente è lì dove si concentra la maggior produzione di mariuana ed eroína. Cambiare tre governatori di questa regione implica muovere pedine sia politiche che economiche. Quindi, i cartelli della droga faranno in modo di  proteggere i propri interessi”, ha affermato Barrón  alla NACION.

Paura

Nonostante ci sia  stato da parte del governo e varie organizzazioni, tra le quali la Chiesa Cattolica, un appello ai cittadini perché vadano a votare e non si lascino paralizzare dalla paura, oggi potrebbe registrarsi un elevato astensionismo.
Anche se secondo l’opinione di  Barrón  il crimine organizzato eviterà oggi di commettere atti violenti, parte della sua strategia sarà quella di guadagnarsi la simpatia di certi settori della società. “Il cartello (della droga) cerca la simpatia della comunità. Di fatto in molte località della sierra di Durango e di Sinaloa tutto è tranquillo, perchè hanno già il controllo sulla zona grazie ad investimenti in servizi per la comunità. In luoghi dove prima non c’era niente adesso ci sono ospedali e persino università”, ha detto Barrón.
Entrambi gli analisti considerano che, aldilà del risultato finale, questi comizi segneranno un prima e un dopo nei processi elettorali futuri per quanto riguarda le modalità di fare politica e alla sfida che il Messico dovrà affrontare per assicurarsi l’esercizio della democrazia.
“Il crimine organizzato sta incidendo direttamente sui processi elettorali. È terribile e quello che abbiamo visto è la punta dell’iceberg. Credo che non sappiamo ancora le dimensioni della sua incidenza e il grande rischio è che questo sia solo un anticipo  di quello che potrà succedere alle elezioni presidenziali del 2012”, ha concluso Cantù.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Agosto 2010 14:00
 

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