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Con Chavez sarò fermo e diplomatico, speriamo di poter mantener una buona relazione. PDF Stampa E-mail
Scritto da Mauro Margoni   
Domenica 20 Giugno 2010 23:25

06/06/2010 la Nacion.com


06/06/2010 – il favorito al secondo turno elettorale del 20 di giugno si è dimostrato conciliante con il governo venezuelano.

L’eletto Juan Manuel Santos è il successore del governo di Alvaro Uribe, del quale fu ministro.


Quasi sicuramente sarà il vincitore del secondo turno elettorale del 20 giugno in Colombia, Juan Manuel Santos, uno sperimentato politico di 58 anni, appartenente ad una delle famiglie più potenti del paese, cavalca l’onda della popolarità dell’attuale presidente Alvaro Uribe, del quale si dichiara “il continuatore ed erede”.
Lo scorso 30 maggio, questo esperto del mercato mondiale del caffé – con alle spalle studi di economia e amministrazione d’impresa negli Stati Uniti e Londra e che è stato  ministro degli esteri, dell’economia e della difesa, degli ultimi tre presidenti – ha ottenuto 6.758.513 voti (46,6%), seguito dall’indipendente Antanas Mockus con 3.120.633 voti (21,5%), con il quale disputerà il ballottaggio del 20 giugno.
Santos, la cui candidatura sembrava in discesa secondo i sondaggi degli ultimi due mesi, ha deciso di dare una svolta alla sua strategia nella campagna elettorale e ha vinto. Questa settimana è riuscito a trovare l’appoggio di vari settori politici  che avevano perso al primo turno per assicurarsi la vittoria e non ha scartato davanti al "Clarin" che se dovesse vincere, il suo attuale rivale partecipi al governo.
Davanti alla questione internazionale, Santos si è dimostrato conciliante con il presidente venezuelano, Hugo Chavez, il suo più duro contraddittore, il quale tratterò dice, “con prudenza, diplomazia e fermezza.” Dice di rispettare che il Venezuela aspiri alla Rivoluzione Bolivariana, ma che non permetterà che questa si instauri nel suo paese. Conta altresí di andare d’accordo con Cristina Kirchner, nonostante riconosca che fanno parte di correnti ideologiche differenti.
Tutto  fa pensare che vincerà il ballottaggio: i sondaggi, le alleanze politiche delle ultime ore, gli analisti… se è così, il suo governo sarà il proseguimento di quello di Uribe? “Il presidente Uribe è arrivato in determinate circostanze e io in altre. Vorrei essere indicato tra quattro anni come il presidente che ha ridotto la disoccupazione all’1%, così come ho fatto con l'inflazione quando ero ministro dell’economia. Lo stesso voglio fare con la disoccupazione. Il mio obbiettivo fondamentale è abbassare la disoccupazione e formalizzare l’economia”.

Eredita da Alvaro Uribe una serie di successi, ma anche gravi problematiche come l’isolamento regionale della Colombia, anche ma non solo per l’attacco nel quale hanno ucciso Raul Reyes in Equador nel marzo del 2008, mentre era ministro della difesa…”Mi hanno chiamato, senza aver ancora vinto le elezioni, il presidente del Perù, il presidente del Cile, del Guatemala, del Panama e ho un magnifico rapporto con il Brasile. Io non vedo nessun tipo di isolamento nei confronti della Colombia qua in Sud-America”.
Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha detto che lei è un pericolo per la pace nella regione e in Equador un giudice ha emesso un ordine d’arresto nei suoi confronti  per aver ordinato l’attacco del 2008 in questo territorio… “Spero di avere un buon rapporto con tutti i vicini, la strategia sarà di prudenza, diplomazia e fermezza”.
Che cosa farà riguardo l’ordine d’arresto emesso dall’Equador? Se il caso si presenterà davanti ad un organismo internazionale la condanna sarà valida per qualsiasi paese. “Non ci sono precedenti nella giustizia internazionale di un giudice che possa accusare un alto funzionario per un’azione di stato. Si immagini se si accettasse come precedente ciò che succederebbe con la diplomazia”.
Quale messaggio invierebbe al presidente Hugo Chavez? “Sarò fermo e diplomatico, speriamo di poter avere una buona relazione, rispettando le nostre differenze e che per il bene della nostra gente possiamo avere un rapporto cordiale, che permetta al commercio e a tutto ciò che può portare dei benefici di realizzarsi…”
Sembra conciliante…”Io no convivido la Rivoluzione Bolivariana. Rispetto che si faccia in Venezuela ma non che si voglia portare in Colombia”.
Le mancano solo pochi voti per imporsi al secondo turno elettorale. Che cosa otterrà? “Credo che la società mi darà questi cinque “centavos” che mancano per fare un “peso” e ciò che più mi interessa otterrò una gran governabilità. Gli importanti accordi stretti sono quelli ci permetteranno di fissare mete, garantire obbiettivi, giacché avremo più del 70% del parlamento a favore”.
Un altro dei problemi che dovrà affrontare sono i soldati e poliziotti che la guerriglia della FARC ha sequestrato. Quali soluzioni ha in mente? “Ho detto che non farò scambi con la guerriglia ma utilizzerò tutti i mezzi a mia disposizione per la loro liberazione. Potranno esserci dei riscatti o delle pressioni per una liberazione unilaterale ma non accetterò scambi di ostaggi perchè questo incentiverebbe i sequestri”.
Le pesa il cognome Santos? “Mio trisnonno si chiamava Josè Maria Santos Plata, un guerrigliero contro gli spagnoli. Antonia Santos, sua sorella fu assassinata. Una famiglia che si è sempre dedicata al giornalismo ad eccezione di mio nonno che fu presidente. Siamo stati sempre al servizio del paese. A volte mi attaccano dicendo di provenire da una famiglia potente, ma dico: non ho scelto dove vivere ma sì dove servire”.
Che cosa pensa del governo di Cristina Fernandez de Kirchner? “Non mi compete emettere giudizi di valore e opinioni su governi stranieri. Porto tutto il rispetto per la presidente Cristina Fernandez, in quanto è frutto di un libero processo democratico dell’Argentina e lo rappresenta e le auguro tutto il successo nei suoi propositi di promozione dell’equità sociale e di sviluppo economico, per il bene di tutti gli argentini. Se all’Argentina andrà bene a tutta la regione andrà bene”.
Partendo dal fatto di essere di correnti politiche diverse crede che andrà d’accordo con il governo Kirchner? “Non solo aspiro ad andar d’accordo con la presidente Cristina Fernandez ma con tutti i presidenti della regione. Un buon rapporto non distingue correnti politiche ma si basa sul rispetto e la mutua cooperazione. Il dialogo, una buona disposizione, il rispetto e la collaborazione con i miei pari sarà il marchio del mio governo”.
Lei ha fama di essere un buon scommettitore. Su quale squadra scommetterà al Mondiale? “È difficile rispondere ma ovviamente mi sarebbe piaciuto che ci fosse il mio paese. Senza dubbio abbiamo molto rispetto per le squadre dei paesi vicini ma preferisco rimanere neutrale e sperare che la coppa arrivi in un paese dell’America Latina”.

Augusto Rojas
Especial: Bogotà

Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Giugno 2010 00:04
 

Il Grigiocrate

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Fonte: Linea, 9 novembre 2010
Autore:
Ermanno Visintainer

Jean-Marc Vittori, editorialista francese di “Les Echos”, ha recentemente pubblicato un articolo intitolato: “La Turchia, piccola Cina dell’Europa”, in cui descrive i punti salienti del miracolo economico che sta investendo questo Paese afreuasiatico, come lo definisce il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, volendone puntualizzare l’ubicazione sul punto di congiunzione di tre continenti.

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