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La missione eurasiatica di Nursultan Nazarbayev PDF Stampa E-mail
Scritto da Ermanno Visintainer   
Domenica 13 Dicembre 2009 11:48

La missione eurasiatica di Nursultan Nazarbayev

 

Titolo originale: Еvrazijskaja Missija Nursultana Nazarbaeva, 2004, è un libro di Alexander Dugin, filosofo, politologo e sociologo, fondatore dell’eurasismo russo contemporaneo. Studioso e traduttore in russo di René Guenón e degli altri pensatori tradizionalisti europei, geopolitologo. Nel 2000 diede vita al Movimento Politico Panrusso “Eurasia”, quindi nel 2001 fondò il Partito Eurasiatico e in seguito il Movimento Eurasiatico, per alcuni, finanziato e supportato dall’ufficio presidenziale di Putin. Questo movimento trovò l’appoggio dei leader delle fedi ortodossa, islamica, buddhista ed ebraica presenti in Russia.


Uno degli obiettivi di Dugin è quello di stabilire un’alleanza strategica con le nazioni europee e medio-orientali, in primis l’Iran. Inoltre la sua idea dell’"alleanza turco-slava nel mondo eurasiatico" è divenuta popolare in certi ambienti nazionalistici turchi.
Già nel precedente libro, Le Basi della Geopolitica del 1997, Dugin ebbe modo di scrivere: “Il nuovo impero eurasiatico sarà costruito sul principio fondamentale del nemico comune, ovvero il rigetto dell’Atlantismo, del controllo strategico degli USA, e il rifiuto di premettere ai valori liberali di dominarci (…)”. Estimatore del Presidente Putin, di recente Dugin, a causa dell’imperversare delle “rivoluzioni colorate”, ha indirizzato la sua stima verso il Presidente del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev, cui ha dedicato l’opera in questione.
Nella prefazione egli stesso scrive: “L’idea di questo libro l’ho coltivata a lungo (…). Risale ad un evento verificatosi nel 1994 all’Università statale di Mosca, che mi colpì profondamente, allorché nel bel mezzo del caos conseguente al crollo del '90, il Presidente della neo-Repubblica più estesa  dopo la Russia fra i paesi della CSI, Nursultan Abiševič Nazarbayev, proclamò il concetto di "Unione Eurasiatica". È stato come un fulmine a ciel sereno”.
Nazarbayev – scrive Dugin – anticipando i tempi, si è allineato con lo spirito della storia e col ritmo dello sviluppo della civiltà superando un decennio critico, durante il quale è sempre stato in prima linea nella costruzione della nazione. Fondatore della nuova potenza nascente ha rivitalizzato lo spirito nazionale partecipando attivamente alla politica internazionale in concomitanza con la creazione di un asse strategico e rimanendo fedele all’antica amicizia con i vicini. Nazarbayev – continua – ha combattuto fedelmente questa campagna contro avversità ed avversatori, assecondando l’atavico richiamo da parte del continente, la voce degli antenati e le tradizioni della grande alleanza slavo-turanica che ha dato luce al più vasto impero della terra: quello che va da Genghis Khan attraverso l’Orda d’Oro, fino al Regno Moscovita, alla Russia dei Romanov e all’Unione Sovietica.
Più avanti Dugin aggiunge: “Ho cercato di comprendere Nazarbayev non come persona, ma come un archetipo, come un coagulo di forze storiche, come lo spirito della Grande Steppa, manifestatosi alla guida di una nazione affascinante, giovane ed in rapido sviluppo. Un profilo prosopografico del leader centrasiatico che, rispetto all’individuo pone in risalto le idee, un ologramma della sua mente e della sua volontà piuttosto che della sua psicologia o biografia”.
Il libro è suddiviso in tre parti dai titoli sintomatici. La prima è intitolata: “Il tempo eurasiatico di Nursultan Nazarbayev”. La seconda: “L’integrazione degli spazi post-sovietici presso la nuova federazione”. La terza: “L’asse inviolabile Mosca-Astana”.  Inoltre si articola in una serie di capitoli oltremodo interessanti che spaziano dal multipolarismo, ai temi della sicurezza, all’autarchia eurasiatica. Emblematico il punto in cui nel libro si dice: “Il Kazakhstan e in primo luogo il suo Presidente, Nursultan Abiševič Nazarbayev, rappresentano il fulcro dell’intera integrazione eurasiatica degli spazi post-sovietici. Il Kazakhstan non è semplicemente una delle nazioni appartenenti alla Comunità degli Stati Indipendenti, ma un vettore geopolitico d’integrazione, il motore della futura Unione Eurasiatica”.
Il ruolo di Nursultan Nazarbayev nella realizzazione di questo progetto è effettivamente insostituibile.  Il suo fine è quello di costruire in Eurasia un unico grande spazio aperto ad un nuovo modello di mondo: multipolare, equilibrato, democratico, pluralista, pacifico e prospero. Tuttavia il contro altare di questa visione irenistica è costituito dalla messa in guardia, da parte di Dugin, nei confronti degli avversatori di tale progetto, ansiosi di trasformare l’Eurasia in una nuova polveriera balcanica, attraverso l’accensione della miccia dello "scontro di civiltà". Assertori della visione unipolare del mondo, dell’egemonia atlantista e del modello ultraliberale, essi di fatto, avversano ed osteggiano l’eurasismo.
Oltretutto, essendo tradizionalmente il Kazakhstan un paese islamico, un punto cruciale che si dipana all’orizzonte alla stregua di un’incombente spada di Damocle è quello della visione stereotipata ed aprioristica, diffusa soprattutto in Occidente, di un Islam – per usare le parole di Cardini –  “presentato e trattato come una realtà omogenea e totalizzante”, nonché filtrato attraverso la lente del post 11 settembre. I cliché della minaccia islamica sono noti: la guerra al sacro senza quartiere che ha generato nell’opinione pubblica mondiale una percezione di questa religione ammantata di estremismo, di neo-terrorismo e di separatismo.
Pertanto un posto speciale nel libro è occupato dalla vexata questio dell’Islam accanto a quella dell’identità spirituale kazaka. A tale proposito Dugin ci riferisce dell’analisi approfondita condotta da Nursultan Nazarbayev sulle componenti di quest’identità al di là di qualsivoglia retorica. La sua attenzione è posta sull’equilibrio fra la tradizione etnica e la struttura laica della società, inoltre sul legame storico con gli altri popoli dell’Asia Centrale, nonché sui legami fraterni con la Russia.
I kazaki – dice Dugin –   tradizionalmente hanno sempre professato l’Islam, ed è logico, a questo proposito esigere dal Presidente chiarezza nelle definizioni e nei progetti. Da qui la domanda se il Kazakhstan possa metamorfizzarsi in un paese islamico sulla falsariga dell’Iran, oppure se si mantenga rigorosamente laico su emulazione della Turchia.
La replica di Nazarbayev a tutti questi postulati si palesa in chiave eminentemente eurasiatica. Innanzitutto egli si scaglia contro la demonizzazione dell’Islam come fede tradizionale, respingendo con sdegno l’affabulazione riguardo alla "minaccia islamica" che stigmatizza come avventizia ed infondata. Allo stesso tempo però, condanna duramente il radicalismo e il fondamentalismo religioso, rimarcando l’estraneità storica di tali versioni rispetto alla cultura kazaka.
In Kazakhstan – afferma il Presidente –  è diffuso un Islam tradizionale di orientamento hanafita, amalgamato con tradizioni sufi profondamente radicate. Ed al sufismo Nazarbayev ha dedicato diverse pagine della sua analisi enfatizzando la figura di Khoja Ahmad Yasawî (cfr. Ermanno Visintainer art., “Influenze dello sciamanesimo turco-mongolo sulla vita leggendaria di Ahmad Yasawî”, Rivista “Letteratura e Tradizione” Luglio 2005), fondatore della scuola sufi diffusasi in Turkestan, caratterizzata dalla costante presenza di motivi sciamanici, di riti turchi preislamici ed antinomistici, antitetici ad ogni forma di fondamentalismo. Nel Sufismo, Nazarbayev coglie l’elemento saliente che collega l’Islam tradizionale con la cultura nazionale kazaka.
In ciò Nazarbayev si dimostra tradizionalista nell’accezione più sublime del termine: artefice di una modernizzazione sociale e di una fondazione laica della società concomitante alla salvaguardia dello spirito religioso e nazionale.
Nel libro la componente religiosa dell’identità kazaka viene presentata in questo modo: una società laica poggiante sull’Islam tradizionale e sulla spiritualità sufi, amalgamata con la cultura nazionale, aperta al dialogo con altre culture e religioni, da cui traspare l’antica tolleranza che contraddistingueva gli Imperi delle Steppe.
Suggestivo il capitolo in cui Dugin rilascia la seguente dichiarazione: “Nursultan Nazarbayev è una delle figure politiche più importanti a livello internazionale. Egli ha trasceso la dimensione locale. Prevedo per lui un grande futuro. L’architettura di quest’idea eurasiatica da lui suggerita, possiede tutte le chance per essere adottata in Occidente, in Russia ed anche in Asia. La missione di Nazarbayev è planetaria”.
La carismaticità e la magnificenza di Nazarbayev presenti nel testo, evocano molto da vicino quelle degli antichi condottieri e dei sovrani turco-mongoli. Mecenati per antonomasia ed artefici di quello che fu definito un “rinascimento” ante litteram, nonché propugnatori di missioni universali che – come scrive il letterato turco Ziya Gökalp – “in futuro una storia imparziale sarà costretta a riconoscere” .
La lettura è avvincente, una fucina di informazioni sul leader di questo paese che attualmente costituisce la forza trainante nonché la potenza regionale economica emergente dell’Asia Centrale. Peccato che non sia stato ancora tradotto in italiano.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 13 Dicembre 2009 14:59
 

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