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Vertex Teatro PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 12 Ottobre 2009 17:29

LE ORIGINI
Vertexteatro nasce nel 1990 sotto la direzione di Giuliana Falcetta, distinguendosi da subito per l’attenzione data alla parola poetica e alla letteratura classica, greca e latina.
Tra le opere classiche il gruppo mette in scena le tragedie Padre Re e Le Troiane e propone un recital da testi di Virgilio, Saffo, Alceo, Lucrezio intitolato Mediterraneum.
Dalla passione per la poesia contemporanea nascono, invece, i recitals dedicati a i poeti maledetti e a la musica di Nietzsche.
Tra le diverse incursioni nella poesia, una menzione meritano Recital per S. Francesco e Le Terre Immobili, quest’ultimo lavoro tratto dall’omonima raccolta di poesie della stessa Falcetta.
La compagnia ha promosso, poi, tre laboratori teatrali con saggio finale su Dante, l’ultimo – per il Comune di Cavaria – ha visto la partecipazione di venticinque allievi.


VERTEX TEATRO / AZIONE E CREAZIONE
di Daniele Lazzeri - comparso su Vox Populi n.° 9

“Buio in sala” dunque! Ed inizia lo spettacolo. Che non è solo rappresentazione teatrale, poiché gli attori (gli attori veri s’intende) non rappresentano nulla, non “recitano” nemmeno. Si potrebbe dire che “interpretano” ma anche questo sarebbe riduttivo. Gli attori veri, sul palco, “SONO”. È l’ESSERE che caratterizza il teatro. È metamorfosi allo stato puro. Ciò che si era e ciò che si sarà scesi dal palcoscenico è, se non ininfluente, quantomeno secondario. L’attore viene “rapito”, in una sorte di estasi mistica, da quello che volgarmente viene definito “ruolo” e che altro non è se non la proiezione dell’altro da sé, al quale l’attore aggiunge qualcosa. Aggiunge parte di se stesso, è con-partecipe per l’appunto. È l’attore che si immola compiendo così il suo sacrificio (sacrum-facere), compie l’azione di farsi sacro.

COMPRENSIONE - PARADIGMA DELL'ANIMA

Abbiamo incontrato a più riprese gli attori di Vertexteatro e grazie a questi intensi rapporti, ci pregiamo oggi di scrivere queste brevi note, ben lontane da una banale quanto inutile agiografia.

Desideriamo invece, e con più vigore, riaffermare un principio fondamentale, un profondo sentire, che mira a disvelare, l’intima forza creatrice di un vero e proprio movimento culturale che, dalla fortuna di aver lavorato con Giuliana Falcetta, ha saputo nel tempo rivivificare il messaggio originario, mai scadendo nel vuoto nichilista e nella ridondanza del pensiero.

Anzi, riaffermando ad ogni piè sospinto l’essere centro d’irradiazione. Un trascorso dunque, non vissuto come pesante eredità, non come continuo raffronto con ciò che è stato, ma proiezione futura, affermazione continua.

Mistica dell’azione dunque. «A bang not a whimper»... «Uno schianto non un lamento» scrive Pound nei suoi Cantos, rovesciando la citazione dell’excipt degli Hollow Men di T.S. Eliot.
«Vertexteatro – nelle parole di Claudio Ceranto, regista ed attore di Vertex – afferma la scelta di un teatro meno inteso come intreccio – non legato a una trama di eventi – ma soprattutto inteso come flusso di coscienza nel quale si riflettano gli accadimenti nella ricerca di una esemplarità in grado di fondare il futuro, di porsi come traccia unificante di esistenze diverse e lontane attraverso il filo durevole dell’essenzialità che le caratterizza. Da qui la scelta di mettere in scena personaggi a loro modo eroici e paradigmatici. Da qui la necessità di un teatro in cui parola e azione si fondano nella poesia – poiesis=fare, agire –. Ciò che veramente conta è il personaggio nella ricostruzione davanti alla sua anima della propria vicenda esistenziale, verso l’assunzione di una chiarezza del percorso spirituale compiuto, fino al ricongiungimento con le immagini archetipiche della vita perenne».

MANIFESTAZIONE - VERTEX E LE SUE RAPPRESENTAZIONI

L’attività di Vertexteatro inizia nel 1990. Il gruppo, allora diretto dalla compianta Giuliana Falcetta, mette in scena tragedie come Padre Re e Le Troiane. Dalla passione per la poesia e la letteratura classica, greca e latina, fino alle contemporanee forme d’espressione la compagine di Vertex si orienta alla continua ricerca, percorrendo una strada di approfondimento artistico mai disgiunto dalla necessità della divulgazione. È così che nascono i Recital per S. Francesco e, tratto dall’omonima raccolta di poesia di Giuliana Falcetta, Le Terre Immobili.

Oggi, sotto la preziosa direzione di Claudio Ceranto e grazie alle magistrali interpretazioni di Barbara Ferullo, il Vertexteatro gira l’Italia con alcuni spettacoli di rara profondità artistica e culturale. In particolare ci sembra doveroso ricordare il Je suis partout dedicato al poeta francese Robert Brasillach, processato e fucilato nel 1945; una lettura del genio poetico francese tratta da tre opere: “I fratelli nemici”, “La ruota del tempo” e i “Poemi di Fresnes”. Le radici profonde non gelano mai è invece un recital tratto da “Il Signore degli Anelli” del prof. J.R.R. Tolkien, recentemente ritornato agli onori della pubblicistica grazie al successo ottenuto dalla versione cinematografica. Questo spettacolo entra nel vivo della perenne lotta tra il Bene ed il Male, tentando di uscire dalla metafora per svelare il significato nascosto tra le righe degli scritti dedicati alla Terra di Mezzo.

«Un popolo – scrivono gli attori di Vertex – può essere definito civiltà quando tutte le sue espressioni, siano esse artistiche, religiose o politiche presentano una solida unità di stile ispirata a una visione spirituale del mondo che le anima rendendole vitali. Appunto questo soffio vitale ci ha spinti lungo le coste del Mare Nostrum, dalla Grecia al Portogallo, alla ricerca del tesoro della nostra civiltà in epoca di mistificazioni di oltreoceano». Con queste parole viene illustrato lo spettacolo Mediterraneum Suite che contiene testi di Orfeo, Borges, Eschilo, Saffo, D’Annunzio, Lucrezio, Virgilio, Jimenez, Nietzsche e Pessoa.

COSTRUZIONE - IL MIGLIOR FABBRO

Ma il lavoro più coinvolgente, forse anche il più richiesto fra i tanti di Vertex, rimane Il Miglior Fabbro (epiteto attribuito a Pound dall’amico T.S. Eliot), un percorso dedicato alla poesia del maestro americano. Abbiamo avuto la fortuna di poter ammirare lo spettacolo a teatro qualche anno fa. Ebbene l’emozione che questa rappresentazione ci ha dato, è stata motivo di ulteriori approfondimenti, inenarrabile sprone ad avvicinarsi al Pound contemplatore di immagini , alla più feconda comprensione che davvero «Beauty is difficult» . Certo, “Il bello è difficile”. Platone docet.

In questo spettacolo si ode riecheggiare la voce tonante d Ezra Pound, il suo grido contro l’Usura, neschek, il serpente che uccide. Gli strali contro la guerra. Ma non la guerra che il poeta stava vivendo, ma tutte quelle guerre “create in serie” per indebitare i popoli. Uno spettacolo che il Vertexteatro rende senza toni pomposi, senza fronzoli, una sorta di hai-ku di estetica teatrale insomma, dimostrando di «aver colto nell’aria una tradizione viva / o da un occhio fiero ed esperto l’indomita fiamma / questa non è vanità» .

All’interno dello spettacolo si trova un doveroso omaggio a F.T. Martinetti, nei confronti del quale Pound ebbe alterne opinioni, ma alla fine gli tributa un posto d’onore nel celebre canto LXXII. Il tutto attraversato da giochi di luce, voci affilate e silenzi roboanti. La rabbia che chiede giustizia, il grido liberatorio dalla prigionia, il grido raggelante di uomo ridotto in cattività che anela allo splendore del paradiso, e un messaggio finale che schiude gli orizzonti: «Rendi forti i vecchi sogni / perché questo nostro mondo non perda coraggio».

TRASGRESSIONE - POUND E PASOLINI

Nel corso di una nostra recente conversazione, Mary de Rachewiltz, figlia e maggiore traduttrice di Ezra Pound ha insistito sulla necessità di «mettere – nelle rappresentazioni, così come negli scritti su Pound – più Paradiso e meno Inferno».

Una visione solare dunque che ritorna nelle parole di Mary de Rachewiltz allorquando abbiamo avuto modo di scambiare delle opinioni a proposito della nota intervista che Pier Paolo Pasolini realizzò nel 1967 a Pound, già da molti anni chiuso nel suo tempus tacendi: «Pound parla, pensa e mira al Paradiso. Pasolini è un nostalgico del mondo agreste. Pound invece vuole costruire qualcosa di utile». E già si sente l’eco di «To build the city of Dioce whose terraces are the colour of stars»… «e che ho cercato di costruire un paradiso terrestre».

In quest’intervista Pasolini si rivolge a Pound con una frase mutuata dallo stesso poeta americano e riferita originariamente a Walt Whitman: «Stringo un patto con Te./ Ti detesto ormai da troppo tempo./ Vengo a Te come un fanciullo cresciuto che ha avuto un padre dalla testa dura./ Sono abbastanza grande ora per fare amicizia./ Fosti Tu ad intagliare il legno./ Ora è tempo di abbattere insieme la nuova foresta./ Abbiamo un solo stelo ed una sola radice./ Che i rapporti siano ristabiliti tra noi». E la risposta del vecchio Pound fu: «Bene... Amici allora... Pax tibi... Pax mundi».

Pasolini, in quella stessa intervista, addita a Pound il fatto di essersi «infilato in un pozzo», dimostrando per l’ennesima volta di aver interiorizzato una visione agonica della storia, mentre Pound è la massima espressione della cosmogonia.
Cosmogonia che si ritrova a pieno titolo nelle espressioni di Vertexteatro. «Vertexteatro – precisa Ceranto – fa dell’esperienza creativa il proprio fondamento; consapevole che lo stato delle cose, nell’epoca contemporanea, è la frantumazione, sperimenta la possibilità di integrare i vari frammenti con la potenza particolare dell’arte. Il cemento per legare insieme frammenti antichi e nuovi è il sangue e la carne dell’attore che mette in comunicazione se stesso. Riconoscendosi nel significato di Actus, participio passato del verbo Agire – fare, l’attore vuole essere poeta e agire, come spiega l’etimo, per eccedenza creatrice, per necessità intima e oscura di spendersi e di espandersi».
Pasolini insomma vedeva Pound in fondo ad un pozzo, ma lo sguardo del vecchio Ez da “quel” pozzo continua a rimirar «l’amor che move il sole e l’altre stelle».

 

 



Note:
[1] Ezra Pound I Cantos. Canto LXXIV p. 839.
[2] "Ma ciò non significa necessariamente il ridurre tutto a degli hai-ku, piuttosto l’obiettivo è quello di imparare a comunicare, filtrando tutto ciò che è bieca propaganda e giungere al nocciolo del discorso (vortex). Questa è forse una delle chiavi  interpretative del movimento imagista, la fine cioè dei fronzoli, delle note non necessarie, ma allo stesso tempo rottura nei confronti di ciò che è marcescente, putrido, della cultura in decomposizione”. Tratto da Ezra Pound. Perforatore di roccia. Società Editrice Barbarossa, Milano 2000 - a cura di Daniele Lazzeri.
[3] Ezra Pound I Cantos. Canto LXXIV p. 881.
[4] Ezra Pound I Cantos. Canto LXXXI p. 1023.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Ottobre 2009 18:45
 

Il Grigiocrate

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